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13 martedì set 2011

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immagini, recensioni

PMJ 2011
immagini della III giornata 
della XVI edizione
 
martino-salis
Giulio Martino (sax) e Antonello Salis (fisarmonica)
ospiti allo Joe Zawinul Tribute di Pippo Matino

 

james senese
James Senese (sax e voce), autentica icona del jazz rock pop nostrano

sclavis-portal

Il magnifico duo Michel Portal e Louis Sclavis (clarinetti bassi)

foto di gaetano aitan vergara (c)(c) 2011

 

01 lunedì ago 2011

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da lontano, musiche, recensioni

28 de Julio 2011 – Los Calamento interpretan una bulería en el HJC

 
 

Il giorno che ballammo sui tavoli dell'Harlem Jazz Club di Barcellona.

((( Vedere per credere! )))

   

Estate a Madrid tra lo Yemen e l’Italia

22 venerdì lug 2011

Posted by aitanblog in da lontano, immagini, musiche, recensioni, vita civile

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da lontano, immagini, musiche, recensioni, vita civile

(breve recensione di un concerto di Antonello Salis e Furio di Castri)
Madrid ha sempre qualcosa di nuovo da regalare, un trucco che ti ammalia, una nuova carta per sorprendere anche uno che, come me, sono vent’anni che ci ritorna un’estate sì e tre no.
Un paio di giorni fa mi sono lasciato catturare da un suggestivo concerto blues-funky-world ebreo-yemenita nella cornice magica del tempio egizio di Debod, ieri è stata la volta di un meraviglioso duo sabaudo-sardo che suonava jazz e affini in un bel vicoletto del Paseo del Prado.
Quando ho letto sulla Guía del Ocio che c’era quel magnifico pazzoide di Antonello Salis con Furio di Castri nello spazio antistante il Caixa Forum, ho fatto carte false per convincere mia moglie a cambiare i nostri programmi (che, a dire il vero, cambiano così spesso che sembrano scritti da un primo ministro italiano), e ben ce ne ha incolto. Il concerto, ispirato a brani d’opera legati (a nodi larghi) dal filo rosso del vino, ha affascinato anche lei (che normalmente preferisce il reggaeton e la musica latina).
Lo spettacolo è cominciato con un brano scoppiettante in cui i due compari italiani hanno subito messo in mostra le loro trascinanti doti di invenzione e dominio strumentale. Salis saltellava sui tasti del pianoforte come un forsennato, esibendo i suoni che possono uscire da un coda “preparato” quando sulle corde si appoggiano pentole, monete e buste di plastica (che suonava anche da sole, davanti al microfono, stropicciandole in funzione percussiva): così, sembrava a volte di ascoltare un clavicembalo, altre di sentire una kalimba, una tastiera elettronica o delle percussioni orchestrali. Furio di Castri gli faceva da contrappunto e sostegno, raddoppiando sul contrabbasso le note che uscivano dalla mano sinistra del compagno oppure offrendo un tipico accompagnamento jazzistico in stile walking bass. Bellissimo l’interplay, anche fisico, tra l’agitazione da folletto indemoniato del pianista e la rilassatezza apollinea del contrabbassista, che in un momento dello spettacolo si è avvicinato con aplomb torinese al coda e si è messo ad ascoltare ammirato l’assolo del sodale.
Il secondo brano era una suite che partiva da un’aria tratta dal Così fan tutte di Mozart e arrivava a un brano originale di Furio di Castri via Puccini Giacomo. E qui Salis ha messo in bella mostra anche le sue doti di fisarmonicista, mentre il suo compagno di bevute creava dei loop, registrando un paio di note sovracute del suo contrabbasso e suonandoci sopra.
A seguire, altre arie ebbre e inebrianti ispirate a Rossini, a Verdi, a Doninzetti e di nuovo a Puccini (a un certo punto, si è sentita una bella citazione di E lucean le stelle in una versione tenebrosa in cui Salis suonava il piano dopo aver messo sulle corde delle pentole, mentre di Castri alternava il pizzicato all’archetto. Erano due, ma sembravano otto o venti.)
Io mi sono divertito ed esaltato con questo Vino all’Opera e perfino inorgoglito in quanto italiano (cosa che, purtroppo, capita sempre più di rado).
A proposito, ma che dite, al mio rientro a fine mese, don B e  la sua cricca saranno finalmente andati via e liberemo nei lieti calici oppure li troveremo ancora lì, con un bastone infilato nel culo per tenerli in piedi e fingere che tutto vada bene e il governo non cade, non cade ancora, malgrado le tempeste internazionali e i perfidi attacchi anarco-insurrezionalisti di giudici, giornali, giovanotti giocherelloni e giureconsulti giudeo-massonici?


Altre note (aggiornamento del 24 luglio)Ieri Puerta del Sol era gremita di giovani e meno giovani indignati, una cosa da far accapponare la pelle, e io me la sono accapponata; però poi mi ha assalito il dubbio che molti erano lì per presenzialismo, per dire io c’ero, e me ne sono andato a Plaza del Carmen, dove mi sono messo a ballare per strada insieme con mia moglie, tre ragazze madrilene e un andaluso che avevano improvvisato una discoteca callejera, pompando a palla reggaeton dall’autoradio della loro utilitaria.

28 giovedì ott 2010

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immagini, recensioni, vita civile

Campania felix, Campania fetida reloaded

Questa regione è così felice, così deliziosa, così fortunata, che vi si riconosce evidente l’opera prediletta della natura. Quest’aria vitale, la perpetua mitezza del cielo, la campagna così fertile, i colli solatii, le foreste sicure, le montagne perdute fra le nubi, l’abbondanza di viti e di ulivi…e tanti laghi, e dovizia di acque irrigue e di fonti, tanti mari e tanti porti! Una terra da ogni parte aperta ai commerci e che, quasi per incoraggiare gli umani, stende le sue braccia nel mare.
Plinio il Vecchio, I secolo d.C.

In Napoli son trecento mila anime, e non faticano cinquanta mila; e […]  molta gente guastano tenendoli in servitù e povertà o fandoli partecipi di lor vizi, talché manca il servizio pubblico, e non si può il campo, la milizia e l’arte fare, se non male e con stento.
Tommaso Campanella, “La città del sole”, 1606

Via Toledo è una delle più belle vie che sia dato vedere, però è fetida e sudicia! In quali mani si trova, gran Dio! Perchè mai il Cielo invia tali ricchezze a gente così poco in grado di apprezzarle?
Marchese de Sade, “Voyage d’Italie”, 1776

Si dica, si racconti o si dipinga quel che si vuole ma qui ogni attesa è superata. Queste rive, golfi, insenature… Siano perdonati tutti coloro che a Napoli escono fuori di senno!
Johann Wolfgang Goethe,  “Italienische Reise”, 1787

Parto. Non dimenticherò né via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell’universo.
Stendhal, “Rome, Naples, Florence”, 1817.

The people are filthy in their habits, and this makes filthy streets and breeds disagreeable sights and smells. There never was a community so prejudiced against the cholera as these Neapolitans are. But they have good reason to be. The cholera generally vanquishes a Neapolitan when it seizes him, because, you understand, before the doctor can dig through the dirt and get at the disease the man dies. The upper classes take a sea-bath every day, and are pretty decent.
Mark Twain, “The Innocents Abroad”, 1869

…Case crollanti, vicoli ciechi, ricovero d’ogni sporcizia: tutto è restato com’era, talmente sporco da fare schifo, senza mai uno spazzino che vi appaia, senza mai una guardia che ci faccia capolino. [...] Un intrico quasi verminoso di vicoletti e vicolucci, nerastri, ove mai la luce meridiana discende, ove mai il sole penetra. Ove per terra la mota è accumulata da anni, ove le immondizie sono a grandi mucchi, in ogni angolo, ove tutto è oscuro e lubrico.
Matilde Serao, “Il ventre di napoli”, 1884

bici basura

“Quando sono andato a Pavia mi hanno proibito di buttare a terra la scatola vuota delle sigarette; ho detto io: A Fratta i bambini cacano a terra!”
Mio nonno, considerazione di un suo cliente riportata in “Cronache mediche”, 1965 (?)

Bottiglie di plastica, preservativi e siringhe usate, giocattoli senza bambini e fazzolettini pieni di muco. Ogni paese ha la spazzatura che merita. Tampax, cotton fioc e rasoi usa e getta. […] Il grado di civiltà di un popolo si misura dalla capacità di gestire i propri scarti. Copertoni di pneumatici, batterie scariche, cibo avariato. […] A terra è così sporco che ti sembra ridicolo conservarti l’involucro delle caramelle fino al prossimo cestino (sfasciato). Bombolette spray, medicinali scaduti, residui hardware e radiografie accartocciate. Un branco di scugnizzi parea sui marciapiedi a colpi di sacchetti di spazzatura sui passanti. Sedie senza seduta, frigoriferi rotti e materassi sfondati […] viviamo sommersi, e non ne sentiamo neanche più l’afrore.
aitan, 7 novembre 2006

¡Cólera! ¡Cólera! Moriremos todos. La angustia no es tan lejana si se tiene en cuenta que Nápoles fue la última ciudad europea que padeció una epidemia de cólera en 1973.
La situación es tan grave que las autoridades italianas han declarado el estado de emergencia. Pero se trata de una emergencia crónica, pues dura desde hace trece años. 

El País, 23/05/2007

Un’emergenza di più di cinquemila giorni, cinquemila giorni di lordura e miasmi.
aitan, 5 luglio 2007

mio cugino che ora sta in America […] vende mozzarelle agli americani fatte col latte liofilizzato, e chissà che schifezza che viene fuori, anche se magari [...] è molto meglio di quella che mangiamo noi e producono a Cancello e Arnone o ad Acerra in mezzo alle discariche e a tutta quella diossina che sprizza dalla monnezza bruciata agli angoli delle strade, per non parlare dei cumuli di rifiuti speciali sotterrati nei campi dalla camorra, che quella la camorra mica si fa scrupolo di avvelenare i suoi propri figli, o forse non è esattamente così, perché è risaputo e ci sta scritto pure nei sacrosanti testi di Roberto Saviano che i figli dei camorristi più pesanti vivono a Oxford o se la spassano coast to coast negli Stati Uniti e si mangiano la mozzarella liofilizzata che produce mio cugino
aitan, 11 settembre 2007

Napoli ormai siamo noi, i nostri consumi culturali non fanno una gran differenza, sono la poltiglia di familismo, violenza, maschilismo, superstizione, pornografia con l’ossessione consumistica come unico criterio di giudizio. Il consumismo ha travolto con le sue immondizie le ultime resistenze civili di Napoli. 
Giorgio Bocca “Napoli maledetta” in L’espresso 10/01/2008

Lungo la strada, letteralmente invasa da una fetenzìa che proprio non si può immaginare, c’è la puzza delle diossina, che è un odore che non so raccontare, che non somiglia a nient’altro di conosciuto. […]
Vedo sulla mia sinistra un grande stabilimento. E’ una fabbrica, sulla quale campeggia la scritta: Concimi biologici.
Potrebbe essere una scena comica o drammatica, a scelta.
Il coro greco nella mia testa intanto fa il sottofondo, incessantemente. Innalza lai, birignai e lamentazioni. Insistono: perché non te ne vai? Perché non te ne vai?

Flounder, 13 gennaio 2008

Situazione oltre ogni limite civiltà. Napoli.
ilsole24ore.com, 16 gennaio 2008

D’altronde, quelle, le Autorità Centrali, non andavano sempre ripetendo che pure la situazione dei rifiuti era sotto controllo?
Fin dai primi anni di questo secolo.
Del millennio che è.
E talmente la situazione fu sotto controllo che addirittura la Discarica venne istituzionalizzata come si è già detto in qualche capitolo prima.
Successe così. Dapprincipio si butterò la Regione di tante discaricucce; indi, la si disseminò di termovalorizzattori in perenne, erigenda costruzione; infine, per incrementare le entrate si disse: visto che abbiamo tutte queste belle discariche, perché non facciamo venire anche la monnezza di altri popoli e comunità? Ma questa è storia nota e non è compito della letteratura descriverla e inventarla.
Va solo detto che, per inciso, le popolazioni locali si sono abituate, accustumbrate pure a questa quinta teatrale, molto reale, ma assai particolare: il policromo, soffice mare di buste di plastica di ogni tipo.
L’afrore perenne.
E, quindi, alla Discarica nessuno può rinunciare più, oramai.
Del resto, come privare le impantacollanate, imperizomate, muliebri locali, dee madri, accompagnate dalle figlie bulimiche o anoressiche (o bulimiche e anoressiche insieme), tutte griffate ra’cap’o’per’; come privare esseloro di questo sfizio sublime, un poco tossico ma divertente, rilassante: formare, cioè, e poscia foco dare alle enormi pire di bassura, i giganteschi zigguratt di monnezza e resti umani, ovunque butteranti la Discarica, visibboli anche dalla luna?
Le si poteva mai di ciò privare?!?
Che ormai l’industria turistica regionale aveva riorentato la sua mission, e a frotte arrivavano visitatori da ogni parte, in cerca di emozioni forti, da provarsi nei safari organizzati in aree ben delimitate della Discarica: la caccia ai mutanti.
Quelli fessacchiotti, si intende.
Alfar, “Muzzarè ovvero Odisseo di Secondigliano”, capitolo trentaquatt’, 2004-2008

Leggo, ascolto e guardo e mi turo il naso cercando ragioni nel passato e nel presente; guardo, ascolto leggo e mi turo il naso e mi sento io stesso un cumulo di immondi rifiuti lasciato in un angolo di strada senza una fetente di discarica in cui andare a finire.
aitan, 16 gennaio 2008

Passano i giorni, passano i mesi, ma qui non cambia niente, aumenta solo il sudiciume e il fetore.

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