L’ULTIMO ENTRONAUTA (parte I)

Desidero occuparmi un poco del mondo che mi circonda, ma non potrò distrarre gli occhi da quest’altro mondo che è la mia testa, finché non l’abbia svuotato dei suoi spettri. (Gustavo Adolfo Bécquer, Las Leyendas)

Comincia il viaggio dello sciamano che dal punto più profondo di sé, passando negli antri più chiari e più oscuri, cercava le immagini di tutti gli dei e di tutti, fidandosi delle sue magiche capacità di visione volontaria, dopo mille bagni nelle acque gelate, e astensioni e digiuni. Trafitto da aculei di pietra.
Il viaggio comincia come tutti dal cervello, per dove passavano migliaia di strade e passarono più sensazioni, in un giorno che quello prima era davvero stanco degli esterni che si continuavano a ripetere uguali, e si immerse dentro sé come nel giorno precedente la creazione: quando non c’erano il cielo e gli uccelli e nemmeno il resto; lui però si vide già, il cervello. E qui comincia il nostro viaggio dello sciamano che scavava dentro di sé e aveva già perso la paura. Forse neanche ci pensava più alla paura; né agli esterni né alla paura, e migrava di antro in antro.

[…]

gaetano vergara © 1986

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