L’ultima alba

Dopo la millesima notte, Shariar fece un lungo sbadiglio e si alzò in piedi. Sherazad si avvicinò senza dire una parola e gli sollevò lentamente il caftano di preziosa seta dorata.
Il sultano si arrestò sorpreso.
Lei, in ginocchio, gli appoggiò la bocca tra le gambe e cominciò a leccare e mordicchiare.

Non ci volle molto per distendersi ed abbandonare ogni resistenza. Solo un attimo dopo, Shariar stava scarmigliando i capelli di Sherazad e le stringeva la testa in attesa di dare corso al culmine del suo piacere.
Al ritmo imperioso delle mani del sultano, la giovane donna muoveva la lingua con sapienza senza raccontare nessuna storia. Come avrebbe potuto, ora, con la bocca piena di liquido perlaceo ed il cuore che palpitava impazzito tra il cervello e le cosce umide?

(Forse se non si fosse lasciata andare al gusto di andare fino in fondo, sarebbe stata lei stessa a raccontare da Oriente a Occidente la sua storia.
Forse se avesse saputo interrompersi un momento prima, il crudele sultano non avrebbe ordinato al visir che desse morte alla sua cara figlia, la prima, la più bella e savia, la seducente e immaginativa Sherazad.
Forse se avesse saputo aspettare, questo racconto avrebbe potuto continuare per mille e una notte ancora
).

Versione originale spagnola: "Antes del Amanecer"

gaetanovergara © 2002

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