Pomigliano Jazz Festival 3

 

Come preannunciato torno a registrare qui le emozioni vissute al Pomigliano Jazz festival. E lo faccio a distanza di una settimana, quando le emozioni sono ormai già sedimentate.

 

 

La serata del 13 si è aperta con uno smagliante Ahmad JAMAL accompagnato da un’affiatata sezione ritmica (James Cammack al contrabbasso ed Idris Muhammad alla batteria) capace di seguire i suoi proverbiali passaggi dal piano al forte, dal silenzio all’incedere percussivo, dai grappoli di note alle melodie distese.

A seguire, una vigorosa ora di bel canto, ricerca e sana follia con Maria Pia DE VITO e Patrice HERAL (alle percussioni suonate con le mani e con la bocca, alla maniera dei rapper, con echi di India e di buon vecchio scat). Emozionante apertura e chiusura in omaggio a Bjork.

Ultimo evento della serata, Pippo MATINO e la tromba squillante e cristallina di Flavio BOLTRO.

Tra un concerto e l’altro mentre compravo una T-shirt arancione schocking della Jazzit (l’Italian Jazz Magazine edito da Luciano Vanni) mi sono intrattenuto a parlare con Stefania, la loro simpatica responsabile del marketing; continuavamo un discorso cominciato il giorno prima sul mercato jazzistico italiano e sulla difficoltà dei piccoli editori di farsi grandi. Quando sono andato via, lei mi è corsa dietro. Mi ha chiesto se me l’aveva poi data, la maglietta. Ho aperto la borsa sorridendo e le ho detto che sì, ce l’avevo lì dentro. A questo punto lei ha dischiuso il più gioviale dei sorrisi per dirmi che forse però non l’avevo pagata.

Non gliela avevo pagata. Tra lievi imbarazzi e spalancati sorrisi ho saldato il debito. Per farmi perdonare, le rinnovo da qui gli auguri: nell’ultimo giorno del Festival era il suo compleanno, festeggiato con una buona torta al cioccolato (una quasi caprese, mi verrebbe da dire).

Il giorno 14 è stato la volta del concerto più interessante e intenso di tutta la rassegna, la Suite Africaine di ROMANO – SCLAVIS – TEXIER (rispettivamente, batteria, ance e contrabbasso). Avevo già avuto modo di sentire dal vivo Romano, sempre bravissimo, ma sono stati i due francesi a impressionarmi: Texier, leggero, melodico e capace di suonare al contrabbasso note ed accordi di rara bellezza, e Scalvis, lirico ed espressivo sia al clarinetto basso che al sax soprano.

Niente male neanche gli altri due eventi della serata: il concerto di Peter NYLANDER (chitarrista svedese) e Francesco NASTRO (ottimo pianista locale) con ospite Don MOYE (il batterista dell’AEoC che è un habitué del Festival pomiglianese) ed il gustoso monologo teatrale di Tonino TAIUTI accompagnato dal tastierista Antonio FRESA.

Il 15, l’ultimo giorno (resistete!, se potete) si è aperto con A BAO A QU, un progetto ispirato alle creature immaginarie del Manuale di zoologia fantastica di Jorge Luis Borges e Margarita Guerrero (con una parentesi dedicata al minollo di Massimo Troisi e la Smorfia; ma a me è venuto da pensare a tutta una linea di archetipi fantastici che vanno dalle sirene mitologiche al sarchiapone di Walter Chiari). Francesco D’ERRICO, Marco CAPPELLI e Marco SANNINI, accompagnati dalla proiezione di disegni di un gruppo di bambini di Pomigliano, hanno suonato musiche suggestive ma poco originali (con un ampio raggio di echi che andavano da Metheny a Mangione e da Mangione a Rota) e scarsi spazi per l’improvvisazione (ma ormai è assodato che il jazz non è solo musica improvvisata). Ma hanno suonato bene.

Ha chiuso festosamente il festival Marco ZURZOLO col suo gruppo e due tammorrari di Madonna dell’Arco (mancavano, invece, per questioni di permessi negati, i preannunciati musicisti cubani del gruppo Bayamo Salsa Estrellas).
E tra la A di ABaoAQu e la Z di Zurzolo, si incunea il concerto più atteso: la new LIBERATION MUSIC ORCHESTRA di Charlie HADEN, condotta da Carla BLEY. E l’evento è stato all’altezza delle aspettative anche per me che custodisco gelosamente tutti i loro tre dischi più i Montreal Tapes dell’89. Consapevole di essermi dilungato molto oltre le abitudini di questo blog, aggiungo solo che tra i musicisti della nuova LMO si sono distinti Michael Rodriguez alla tromba, Tony Malaby al sax tenore e Miguel Zenon al sax alto. Ma erano bravi tutti ed è stato bello esserci.

 

 

 

Annunci