Favoletta triste e solitaria

Solo perché da piccolo era timido, solo ed infelice e da grande aveva imparato a far ridere la gente, credeva di essere un grande artista; e ci credeva tanto da convincere il mezzo mondo raggiunto e trasformato dalla riproduzione eterea. Tanto ci credeva lui e tanto ci credevano gli altri, che finì per essere considerato il più grande comico di tutti i tempi, e riempì cinema e teatri di spettatori acclamanti e bramosi di sentirsi meno esclusi, tristi e soli.
Dicono che ogni sera si rinchiudeva nell’ultima stanza dell’ultimo piano e piangeva. E la notte, ogni notte, il suo pianto si raddoppiava perché piangendo si disperava nel sentirsi piangere da solo.
Di certo sgorgavano da quelle lacrime anche le battute che l’indomani ci avrebbero fatto ridere a crepapelle.

gaetano vergara © 1992-2004