Fondamentalismo etimologico

Grazie a Dio o alla Ragionevolezza Umana, c’è ancora qualcuno che tra tanto oscurantismo manicheo ci rammenta la presenza dell’arabo nella cultura europea e nelle lingue occidentali. E mi pare significativo che provenga dal basso della comunità dei blogger una serie di brevi note che ci fa ricordare quanto siano frastagliate e composite le nostre radici.
Ad integrazione di quanto osservato da PlacidaSignora un paio di giorni fa (sabato 23/10), trovo sano e dilettevole ricordare che in spagnolo si contano più di 4000 parole di provenienza orientale, sedimentate negli 8 secoli (dal 711 d.C. al 1492) in cui los Moros si stabilirono nella penisola iberica.
Molte delle parole neo-arabe usate nell’idioma castellano persistono con poche variazioni anche nell’italiano corrente; cito, per esempio, algodón (cotone), albaricoque (albicocca), algazara (gazzarra), alquimia (alchimia), alambique (alambicco), álgebra (algebra), bazar (bazar), cero (zero), naranja (arancia), azul (azzurro), alcohol (alcol), alcoba (alcova), alcachofa (carciofo), almendra (mandorla). [*]
Altre suonano più “straniere” ad un orecchio nostrano, ma sono altrettanto comuni nello spagnolo. Si tratta di parole come alfombra (tappeto), almohada (cuscino), alcázar (fortezza), alcahuete (ruffiano) o anche aceite (olio), arroz (riso), zanahoria (carota), sandía (anguria),  jazmín (gelsomino), ataúd (bara),  jabalí (cinghiale), tarea (compito), ojalá (magari, voglia il cielo, voglia Allah).

In uno strepitoso capitolo della La reivindicación del Conde don Julián (1970), Juan Goytisolo immagina un’orda di mussulmani che invade la penisola iberica e fa razzia di tutti gli oggetti con nomi di etimologia araba: spariranno almacenes (magazzini), sofás (divani), alfombras (tappeti) e almohadas (cuscini); non sarà più possibile mangiare piatti a base di arroz (riso), aceitunas (olive), alubias (fagioli), berenjenas (melanzane), zanahorias (carote), azafrán (zafferano), alcachofas (carciofi), espinacas (spinaci), caramelo (caramello), azúcar (zucchero) e jarabe (sciroppo); più nessuno giocherà a ajedrez (scacchi); non ci si potrà abbandonare alle delizie proibite dell’alcohol; la sparizione di cifras, aranceles (dazi) e tarifas provocherà immani catastrofi finanziarie e una insormontabile crisi della borsa.
Se non si temesse di offendere la suscettibilità di chi usa i morti a stelle e strisce come vessillo, verrebbe da dire che, al confronto, persino i disastri dei terrorismi fondamentalisti possono sembrare poca cosa…


[*] Avrete forse notato che la maggior parte di questi arabismos cominciano per al. E se pure non l’avevate notato, spero vogliate sapere che questa prevalenza deriva dal fatto che l’articolo arabo “al” veniva percepito dai parlanti occidentali come parte integrante dei lemmi che accompagnava e definiva.

gaetano vergara (c) 2004

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