Un esercizio di stile in 3000 battute

Lo scorso 14 Dicembre Gabryella ha proposto sulla pagina del Blogrodeo un concorso basato sulla stesura di una “mistery story con delitto”, da elaborare nel rispetto dei seguenti vincoli:
1) la lunghezza del testo contenuta in non più di 3000 battute
2) la presenza in ogni composizione di 6 personaggi (individui, animali, oggetti) il cui nome o la cui professione iniziasse per le seguenti lettere: O, P, L, E, S, T
3) la possibilità che ogni elaborato contenesse, in un punto qualsiasi, la seguente frase: “quando si è escluso l’impossibile, ciò che rimane, sebbene improbabile, deve essere la verità”.
Inoltre, aveva auspicato che “l’assassino potesse essere identificabile con la vittima o, in alternativa, con il lettore”.
Come in ogni seduta del Blogrodeo c’era un limitato tempo di stesura a disposizione (nello specifico si trattava di 4 ore).

Per me erano disponibili solo i 20 minuti di un break lavorativo. Ma stimolato da tanti vincoli ho voluto cimentarmi ugualmente nell’esercizio di stile.
Purtroppo, però, il webmaster del Blogrodeo ha avuto qualche problema, per cui, nel corso delle 4 ore a disposizione, si è improvvisamente reso impossibile postare le composizioni degli altri partecipanti. 
In seguito Gabryela, ha aperto una nuova pagina per continuare il suo PATARODEO. Ed io le ho inviato questa rielaborazione del mio esercizio imponendomi il vincolo di redigerla in giusto 3000 battute.

“L’ORSO ballava sulle note vibranti del PAGLIACCIO. L’ELEFANTE guardava immobile le SCIMMIE che si spulciavano a vicenda. La TRAPEZISTA stirava l’abitino nel quale tra un paio di ore l’avrebbero vista svolazzare nel cielo del tendone.
Tutto sembrava tranquillo. Ma quel giorno non ci sarebbe stata nessuna rappresentazione. Di colpo il frastuono di uno sparo interruppe ogni attività e cambiò il corso di quella giornata. O forse sarebbe stata tutta la loro vita a cambiare da quel momento. Accanto alla gabbia dei leoni, l’illusionista giaceva al suolo con un rivolo di sangue che gli fuoriusciva dalla testa. A pochi passi una pistola ancora fumante.”

A questo punto mi sembra di vederti, caro LETTORE, mentre ti fermi, ti gratti la testa, lasci cadere qualche granello di forfora sul foglio e rileggi il testo virgolettato. Lo so, sei un tipo attento, magari anche un appassionato divoratore di gialli. Il brano ti sembra deja-vu, tutta la situazione ti pare di averla già vista, vissuta o letta da qualche altra parte. Ma sei deciso ad andare avanti. Cerchi elementi o moventi per attribuire l’omicidio a qualcuno dei protagonisti della scena del delitto. Ti è sempre piaciuto anticipare le conclusioni dello scrittore. Ponderi con calma la situazione e ti fermi a considerare che nessuno degli animali avrebbe potuto colpire il povero illusionista; e neanche il pagliaccio e la trapezista ti sembra di doverli ascrivere all’albo dei sospetti: loro erano in tutt’altre faccende affaccendati, lo ricordi bene. E allora cosa ti resta per dipanare l’intrigo? Hai letto da qualche parte, non ricordi bene dove, che “quando si è escluso l’impossibile, ciò che rimane, sebbene improbabile, deve essere la verità”. Pensi che l’illusionista si sarebbe potuto tirare un colpo alle tempie per togliersi di torno da solo. Oppure magari tra qualche rigo interverrà qualche altro personaggio. Il vero colpevole.
Decidi di riprendere la lettura e cercare conferme alle tue ipotesi.

“Il pagliaccio e la trapezista accorsero sulla scena del delitto, mentre dal tendone fuoriuscivano il lanciatore di coltelli, l’equilibrista, i nani e le ballerine. Dietro, una lunga scia di animali. Qualcuno vide un’ombra allontanarsi nei pressi di una roulotte. Sicuramente si trattava dell’assassino. Gli corsero dietro il pagliaccio ed un paio di nani. Ma riuscirono solo a raccogliere dal fango un foglietto che quel farabutto aveva lasciato cadere nella fuga. Sopra c’era scritto: “L’ORSO ballava sulle note vibranti del PAGLIACCIO. L’ELEFANTE guardava immobile le SCIMMIE che si spulciavano a vicenda. La TRAPEZISTA stirava l’abitino nel quale tra un paio di ore l’avrebbero vista svolazzare nel cielo del tendone.
Tutto sembrava tranquillo. Ma quel giorno non ci sarebbe stata nessuna rappresentazione (…)””

Ora respiri sollevato, lettore mio. Hai sempre odiato il circo e gli inganni degli illusionisti.
Domani dirai in giro che si è trattato di un suicidio e ti inventerai una storia di acrobazie, equilibrismi e tradimenti.

gaetano vergara © 2004

futile ed autoincensatoria aggiunta del 12 Gennaio 2005
Questo esercizio di stile ha ricevuto un paio di righe di recensione sul Corriere della Sera di sabato 8 Gennaio 2005.

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