23.12.97
Racconto di Natale ed Epifania che tutte le feste si porta via

Omnia munda mundis.
Ai puri tutte le cose sembrano pure.
Pure ‘a fessa ‘e mammeta.

Il giorno che viene la Befana papà non era in casa. E neanche a Natale. Le calze ce le ha portate zio Carlo. Erano piene piene di caramelle, gomme e cioccolatini. Molto più piene di quelle dell’anno passato, e poi l’anno passato non c’erano le gomme, e a me le gomme mi piacciono molto di più delle caramelle. Come è bravo zio Carlo che ci ha portato una calza piena piena anche a mamma, e invece papà non ci ha fatto mai neanche una calzetta a mamma mia.
Io sono molto contenta, però a me la calza di mamma mi piace di più della mia. Non avevo mai visto una calza così. Non era molto grande. Era di plastica come un palloncino, e era tutta tutta trasparente che si vedeva dentro tutto quel ben di Dio. Però non era un palloncino perché non finiva con una forma di melone o di lampadina, ma proprio come un calzino stretto stretto, lungo lungo e tutto dritto. Sembrava una specie di zucchino o di cetriolo pieno di colori per mezzo delle carte delle caramelle, delle gomme e dei cioccolatini che si vedevano dentro. Quando lo zio l’ha cacciato fuori, mamma si è messa la mano sulla bocca e poi ha detto che lui è sempre il solito stronzo. Poi però si è messa a ridere pure lei e ci ha dato un bacio forte forte sulla bocca dello zio. No un bacio come ce lo dà a noi o a papà, ma più stretto e più forte, come quelli che si vedono dentro alle telenovele. Poi lo zio Carlo ci ha messo la mano sul culo di mia mamma e lei lo ha spinto sulla sedia e si è messa a ridere forte forte. Mi sembrava una pazza scatenata. Volevo restare con loro a ridere e divertirmi, però mamma ci ha fatto andare a dormire e lo zio ha detto che potevamo portarci le caramelle nel letto. Io me le sono mangiate tutte quante in mezz’ora, e pure il mio fratellino, e mo’ teniamo un forte male di pancia. Però a me mi sono rimaste ancora le gomme e due cioccolatini che ho conservato per quando viene papà. Ci voglio proprio raccontare che bel Natale abbiamo passato con zio Carlo. Sarà molto contento. Però anche un poco triste perché non c’era anche lui. Chissà zio Carlo che bella calza ci portava pure a papà mio se lui stava con noi il giorno della Befana insieme a tutti quanti.

Ai puri tutte le cose sembrano pure; pure le cosce di Maddalena su cui si strusciarono giudei e romani a legioni; pure le bocche oscure che vomitarono spergiuri e menzogne a profusione; pure le mani dei quaranta ladroni che razziarono città e villaggi senza posa e senza distinzione; pure le anche che si dimenarono tra i sette veli prima della decapitazione; pure Sodoma, Gomorra, Roma e Berlino dopo la deportazione; pure le tue orecchie e gli occhi che cercano un senso e una ragione. Eppure, quante paure negli impuri di fronte allo sguardo innocente dei puri. Lo sguardo innocente dei puri non giudica e non assolve. Lo sguardo innocente dei puri grida nel silenzio. Pace e giustizia in terra per gli uomini.
Pure per gli impuri, gli scuri e i gatti senza padrone come te ed i tuoi re.

gaetanovergara © 1997-2004

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