Le tre tigri dell’Eu-frate

È una giornata priva di qualunque valido motivo. Uno di quei giorni monotoni che non riesco neanche ad arrabbiarmi. È un giorno di pioggia lenta e persistente che annacqua ogni volontà residua di scendere in strada.
Tanto ogni posto è lo stesso. Adesso.
Ma almeno in casa non piove.

Si fossi foco sarei stanco di bruciare, si fossi acqua m’annegherei, se fossi vita… Vita; vita. Dove sei? finita.
Sei per sei trentasei, trentatré trentini scesero da Trento. Tutti e trenta… tre tigri contro tre tigri. E l’Eufrate.

Il frate rifiutò categoricamente di collaborare per aiutarla a farla finita, anche se lei continuava a gridare e lo supplicava gemente. Le direttive papali erano chiarissime. L’Enciclica "Evangelium Vitae" non dava adito ad interpretazioni.
Fuori pioveva, ma tra le mura dell’ospedale mantenevano la temperatura costantemente calda, e lui sudava.
Il letto di ferro cigolava ai contorcimenti della donna. Lui la osserva e si ripassava i semi del rosario tra le mani, uno ad uno.
Era ancora giovane. Meno di quaranta anni. Snella e piacente. Doveva essere stata così magra già prima della malattia che la stava consumando.
Dio! Dio, perché te le prendi così giovani? e belle.
Si avvicinò al letto e le pose la mano sudata sulla fronte. Lei continuava ad implorarlo, a chiedergli qualcosa che l’aiutasse a farla finita. Una capsula, una siringa. Qualsiasi cosa, qualsiasi cosa pur di smettere quel supplizio. Frate Cecco alzò la testa al cielo, chiuse gli occhi, si chinò davanti al letto e distese le braccia poggiando lentamente le mani sul collo e le caviglie della donna. Cominciò ad accarezzarla strusciando maldestramente i palmi come un bambino; su e giù sempre sugli stessi punti di quella pelle ancora liscia e attraente.
Aiuto, aiuto, ti prego, aiutami a morire. Ti scongiuro. Abbi pietà di me.
Il frate affondò con forza la testa sul grembo della donna e cominciò a sfregare la barba, la bocca, la lingua sulle lenzuola bianchissime. Sudava, sudava di desiderio e calore.
Aiutami, dammi una pillola, una capsula, qualcosa che mi tolga di torno!
Frate Cecco corse verso la porta. Si fermò un attimo. Un attimo, poi la chiuse a chiave, gettò via il saio e tornò accanto al letto.

Si fossi Cecco come sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre, le vecchie e laide lasserei altrui.

Lei tacque e cominciò a dibattersi, a dimenarsi e a seguire il ritmo di quel corpo irsuto e sfrenato tra grida di dolore o di piacere.
Alla fine, le strinse le mani intorno al collo. Forte, sempre più forte. Fino a soffocarla.

Rileggo. Dovrei limare qua e là.
Non piove più. Sono pronto a scendere in strada.
Abbozzo un finale affrettato.

Fuori aveva smesso di piovere. Frate Cecco si fece il segno della croce, benedisse il corpo della donna e scese in strada.
Non era poi così giovane. E neanche tanto bella.
Sempre sia lodato!

gaetanovergara (c) 201297

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