Per l’Amore di Dio e degli Uomini che lo ricreano nella Storia

Dopo lunga e teletrasmessa agonia, è morto il papa che quando lo annunciarono ed io ero bambino credemmo di pelle scura come la madonna di Cracovia.
Seguono scrosci di applausi prima timidi poi lunghi, di quelli che dichiarano "noi-siamo-qui" agli occhi delle telecamere di tutto il mondo irradiato di antenne.
Una manciata di secondi dopo suonano a morto le campane di San Pietro. Ma ormai non è più di quella piazza il silenzio.

Io che grazie a dio sono ateo quanto Luis e che, come Erri, quando leggo il libro credo alla storia più che allo scrittore, io, dicevo, so da duemila anni che morto un pappa se ne fa un altro, figuriamoci un papa.
Per carità, nessuno si senta offeso, è nell’ordine delle cose e nell’ordito delle vite che tutti si torni polvere; e non poteva essere risparmiato neanche l’arcinoto morituro su cui riversavo tutta la mia pietà già prima che smettesse gli abiti bianchi e tornasse il Wojtyla di nome vagamente africano che avevamo visto candido candido affacciato alla finestra dei nostri video. (Che fossero questi i patti, lo sapevamo tutti.)

Forse il prossimo avrà la pelle nera e toccherà a lui l’abbattimento delle mura d’Occidente. E magari vivremo il tempo per assistere ad un altro scisma o alla dissoluzione dell’esistente. Ma è più probabile che per te e me non cambi niente. E qualche volta ho il coraggio di pensare che sia meglio così. Poi però mi ravvedo. E torno a spegnere il televisore.

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