Sulla scia di Alma Tanguera, seguendo percorsi che non starò qui a raccontarvi, è giunto tra le mie mani un bel CD di musiche del XX secolo per chitarra e clarinetto di Roberta Paturzo e Adriano Amore.

L’album si chiama Contaminazioni. Ed il titolo sembra essere del tutto appropriato, visto che il repertorio è all’insegna di quel crossover che da sempre alimenta la musica di ogni latitudine incrociando proficuamente le strade del popolare e del classico. Spesso ho parlato su queste pagine dell’arte come di una lingua franca che permette di trovare negli altri qualcosa di noi stessi. Ben vengano dunque le contaminazioni, soprattutto quando sono sorrette da tanto buon gusto e grazia esecutiva.

Il repertorio scelto spazia da Villa-Lobos a Sakamoto, Satie, Piazzolla e Reade, in un viaggio ideale che intreccia le strade del Brasile e dell’Argentina con quelle della vecchia Europa e del lontano Oriente. Alcuni brani (come la colonna sonora di Ryuichi Sakamoto tratta da Merry Christmas Mr. Lawrence) sono perfino impreziositi dal suono cristallino e dallo squisito senso della misura che risuona dai nuovi arrangiamenti per chitarra e clarinetto del duo Paturzo-Amore.

Pur essendo un convinto piazzolliano ed avendo particolarmente apprezzato l’esecuzione di Novitango, non saprei dire quale sia la traccia che preferisco; ed ho trovato molto suggestive anche le composizioni di due autori relativamente giovani, Roberto Di Marino (1965) e Siavash Beizai (1953), che, attraverso questo delizioso cd, ho avuto modo di ascoltare per la prima volta nella mia lunga vita di musicomane incallito.
Se proprio dovessi trovare una nota stonata (pare che non sia corretto fare la critica a un debutto senza trovare qualcosa da eccepire), direi che avrei preferito più spaziato e immateriale l’andamento delle Gnossiennes di Satie. Ma forse qui il problema risiede nel fatto che la cupezza e l’essenzialità di questa musica vengono sacrificate avendo a disposizione due timbri invece di un solo pianoforte (il che conferma una cosa che Paturzo e Amore sembrano sapere molto bene, cioè il fatto che tante volte, dentro e fuori dall’arte, “less is more” ). Mi era capitato qualcosa di analogo ascoltando gli Sketches of Satie adattati per chitarra e flauto dai fratelli Hackett: al principio ero rimasto irretito dalle nuove sonorità delle corde e dei fiati; poi, però, alla lunga, ho cominciato a sentire la mancanza del senso di mistero che avvolge le migliori esecuzioni pianistiche delle composizioni di Satie. In ogni caso, vi garantisco che le interpretazioni di Paturzo e Amore sono molto più varie, brillanti e piacevoli di quelle di Steve e John Hackett (anche perché il duo inglese soffriva il limite di aver ridotto la sua raccolta al solo repertorio di Eric Satie).

Per saperne di più ed ascoltare qualche assaggio di queste belle contaminazioni sonore potete dirigervi alla pagina Ascoltami del sito di Adriano Amore oppure nell’apposito spazio che Adriano e Roberta hanno aperto sul sito di Vitaminic.

Buon ascolto e grazie per l’attenzione.

Annunci