Voci dalla collinaQuinta ed ultima parte

13. Lo scrittore
Non avrei mai pensato che tutto fosse così noiosamente uguale.
Quassù, continuo a scrivere come se potessero ancora leggermi i vivi.


Finalmente approdato all’ultimo dei testicoli dell’altro mondo, mi verrebbe da chiedervi, more solito, quale avete preferito, ma [attenzione, qui, arriva una classica preterizione, figura retorica di concetto, altrimenti detta paralassi,  intesa a dare maggior rilievo a quanto si dice per disteso, con l’affermare che non è il caso di parlarne] non lo farò, non starò qui a tediarvi con le solite solfe del chi-è-la-più-bella-del-letame, meglio-bionde-rosse-o-brune, a-chi-vuoi-bene-a-mamma-a-papà-o-a-pippobaudo e compagnia contando.

Tuttavia,  vi ricordo che se volete leggere o rileggere le altre voci della collina potete farlo con un semplice clic pigiato

[messaggio subliminale pro-referendario]
Se poi siete pervasi da un sacro spirito filologico, potete confrontare la versione italiana con l’originale spagnolo risalente ad un paio di anni orsono [esattamente tre anni, un mese e venti giorni fa (scritto sollevando le mani dalla tastiera e scandendo i numeri con le dita, apposta per smentire chi sostiene che io sono fuori dalle coordinate del tempo e dalla mia stessa testa)].



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