Bielefeld, 31.12.1997

Quando riaprì il primo occhio si accorse di non avere più niente davanti a sé, solo la strada, e dietro, altra strada, uguale. Quando restò con tutti e due gli occhi aperti, capì che non aveva senso voltarsi ancora indietro, né tanto meno fermarsi ad aspettare; aspettare cosa? E proseguì verso l’orizzonte.
Quanto avrebbe dovuto camminare prima di trovarsi immerso in un altro panorama? Quanto sudore ancora, prima che si innalzasse o sprofondasse la linea piatta che affiorava al suo sguardo sempre alla stessa distanza, malgrado lui contasse una media di 150 passi al minuto?
Considerando un’estensione di 70 centimetri per ogni passo, avrebbe dovuto percorrere in 60 secondi più di 100 metri; eppure, sentiva di essere sempre nello stesso posto, immobile, nonostante il movimento di tutto il corpo sulle gambe e l’ondulazione costante della linea orizzontale che si muoveva al ritmo metronomico del calpestio dei suoi piedi sull’asfalto grigio.
Conservava dentro la sensazione e la paura di camminare sulle acque di un mare infinito; o di un deserto. Sperava che presto sarebbe successo qualcosa, si sarebbe aperto uno squarcio e sarebbe caduta dal cielo una nuvola, una montagna, un tuono o qualsiasi cosa di questo o di altri mondi possibili. E continuava ad avanzare al ritmo regolare della sua andatura: 70 centimetri; 150 passi al minuto; 6 chilometri all’ora.
Il sole scendeva lento e impercettibile al centro della linea dell’orizzonte, scorrendo perpendicolare alla strada e frontale al suo sguardo. Sembrava anch’esso immobile, eppure quando si era ridestato, era sulla sua testa, e ora si stava spegnendo lì di fronte ai suoi occhi. Pensò sollevato che presto quella palla di fuoco si sarebbe sprofondata oltre l’orizzonte e qualcosa sarebbe cambiato intorno a lui.
Prima che facesse buio, si assopì e  sognò di essere il sole.

Quando riaprì gli occhi, non aveva niente davanti a sé, solo la strada. Anche il sole era sparito dal cielo. Guardò in basso ai suoi piedi, ma non c’erano più neanche quelli. Solo la strada.

Domani comincia un anno nuovo.

gaetano vergara ©© 1997-2005