Ad un paio di giorni dalle elezioni

per quanto

 

 
 

orgoglioso d’esser tra i coglioni

che manderanno via i berlusconi

 

mi rifugio nel mio impolitico filone

     
Muito Romântico    
con questo quarto frammento

 
   

d’una serie lunga assai

Rivedo in altri volti e andature il tuo viso e ricado nell’abisso della tua mancanza.  […]
Spero che non ti ferisca troppo camminare sola sui cristalli che abbiamo infranto insieme. Due elefanti in una fabbrica di vetro. […]
Ma come darti torto? Io posso solo offriti la porta stretta, la via nuova (che chi la prende lascia la vecchia e non sa quello che trova); lo scandalo, le critiche, le illazioni; l’ansia del cambiamento e mille incognite; la mia faccia di cazzo che ti fa ridere teneramente e hai voglia di baciare (ma qui no, che possono vederci, e se c’è qualcuno che mi conosce… che figura ci faccio?, devo smettere di fare la stronza, siamo solo amici; e ti amo, ti amo, ti amo, te quiero, ti amo forse per sempre, ti voglio tutto intero. Tutto intero, tutto).
Tutto l’alcol e le parole ingerite non bastano a farmi dimenticare di me, e dentro di me di te e di noi. Come vorrei lasciare la testa sul comodino e dormire senza pensieri per risvegliarmi svaporito e voler solo chiamarti. Come vorrei lasciare aperto il rubinetto dell’inconscio e mandare affanculo tutto il resto, almeno per un attimo, un attimo solo – come in un orgasmo vissuto senza cazzi o titillamenti di vagina. Come vorrei lasciare la testa sul comodino e dormire senza pensieri per svegliarmi il giorno dopo spensierato e voler solo chiavarti. […]
Tu sei qui e viva.
Risento sulla lingua, tra i denti e sul palato il sale dei tuoi capezzoli e lo sciroppo della tua bocca. E risento sulla pelle e tra le dita la seta tagliente dei tuoi peli […]. Risuona in ogni dove la tua voce suadente dolce tenera acuta e volgare, forte tremante tosta e pungente; lama e velluto in cui mi avvolgi e trafiggi, vento e marea in cui mi spingi e mi ormeggi.

¿Por qué no me enseñaste
cómo se vive sin ti?

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