E così si avvicina l’ora fatidica delle scritture di strada.

Per la brigata napoletana, l’appuntamento è alle 9,45 di domenica a Piazza del Plebiscito.
Salvo variazioni dell’ultima ora, percorreremo via Caracciolo facendo un po’ di chiasso per farci notare: come un circo che pubblicizza il suo spettacolo per le strade della città; anche se temo l’arrivo delle autorità di pubblica sicurezza che potrebbero verbalizzarci una bella scrittura di strada per aver provocato assembramenti, per occupazione di suolo pubblico o altro (e noi, senza colpo ferire, ce ne andremo anticipatamente dalle parti di Flounder conservando la scrittura rilasciata dal vigile di turno come un trofeo stradale).

Stante il variabilissimo programma,  Francesco farà il giocoliere sul lungomare napoletano; Aitan soffierà in flautini e ocarine ed agiterà percussioni di ogni tipo; Zaritmac e Stefko, vestiti da sandwich, metteranno in mostra le insegne, gli slogan ed il programma del gruppo. Alternativamente, tutti faranno sentire le loro voci da strilloni:

– Scriiiitture di strada, scriitture di strada. Partecipate al nostro progetto di liberazione delle parole.
– Scriiiitture di strada, scriitture di strada. Giocate con noi. Lasciate per iscritto una vostra traccia.
– Scriiiitture di strada, scriitture di strada. Non si vince niente e niente si perde. Si tratta solo di passare un po’ di tempo con una penna in mano.
– Scriiiitture di strada, scriitture di strada. L’unico rischio è che ritroverete il vostro testo in internet.

Hangin’, appena intravedrà una faccia interessata (di qualunque età, etnia o etica religiosa), metterà in moto il suo rinomato occhio slap slap e porgerà il cesto dei binomi:
Vuole giocare con noi?
E, prima che si oda un sì o un no, soggiungerà qualcosa tipo:
Prenda un paio di bigliettini.
Dido porgerà un post-it o un foglio A4 o un rotolino di carta allo scrittore in nuce:
Provi a mettere su una storia, qualche verso, un suo ricordo, anche solo una frase utilizzando le due parole contenute nei bigliettini.
[In realtà, non è detto che ci si debba fermare ai binomi, sono ammessi anche trinomi, polinomi; binomi con aggiunte di parole suscitate da meccanismi associativi…; quando si gioca, è bene rispettare le regole senza essere troppo dogmatici].
A questo punto, offriremo uno standing desk, una scrivania portatile appositamente creata per l’occasione a sostegno dello scrittore avventizio e… comincerà l’avventura.

In alternativa, lo scrittore di strada potrà essere invitato ad attività tipo:
– Le va di descriverci il panorama?
– Ci racconta per iscritto l’ultima puntata di “Un posto al sole”?
– Che cosa è che la fa stare allegro/triste/incavolato?
– Vuole redigere il suo programma a Sindaco di Napoli?
– Può scrivere una lettera a mio marito/mia moglie per spiegarle/spiegargli che io ero a via Caracciolo e non mi trovavo a letto con quell’altra/quell’altro.
– Se le dico “
o malamento” a chi pensa? …Le va di mandargli un pizzino?

Oppure gli si potrà offrire un incipit da continuare scegliendo da un mazzetto di carte gialle:
– Era una notte buia e tempestosa.
– Era un giorno sereno e radioso.
– Quella mattinata, mentre camminavo per via Caracciolo…
– A volte, in strada, si incontrano strani tipi.
– All’alba del nuovo giorno, tutte la città si trovò senza automobili.
– C’era una volta una bambina che si chiamava Cappuccetto Nero.
– La parole che leggete non potrete mai sentirle dalla mia voce. Ormai io non parlo più da 12 anni.
– C’era una volta… “Un re”, diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pino.
– Basta! Andrò dal giudice e gli dirò tutta la verità.
– Chi era quella donna? Cosa faceva lì fuori? Perché da tre giorni entrava e usciva dai miei sogni e si affacciava continuamente nei miei pensieri?
– Nell’assoluto silenzio di una domenica vuota, si mette di fronte allo specchio
– Appena entrò, si sentì avvolto in quel profumo; come stordito, si sedette, chiuse gli occhi e lasciò che il tram gli cullasse i ricordi.
– Quella tra le lamiere, era la morte più imbecille che riuscissi a immaginarmi.
– 7 maggio del 2006. Mi trovavo sul lungomare, quando

Oppure si potrà offrire il finale di una storia ed invitare lo scrittore di strada a raccontarne inizio e sviluppo:
– E vissero felici e contenti ma senza denti.
– Poi fecero una festa ed invitarono anche me.
– E divennero amici per la pelle.
– L’unica cosa certa è che non avrebbe mai dimenticato quella domenica di maggio.

Se si riunisse un gruppo di 5 o 6 persone, potremmo invitare i partecipanti a formare un cerchio e improvvisare qualche gioco della serie dei cadaveri squisiti. Oppure si potrebbero inanellare catene di idee, tipo: il più intraprendente dice una parola (cielo), gli altri a catena ne dicono altre che si associano alla precedente semanticamente (cielo stella) o  per rima (stella bella) o in quanto sinonimo (bella bona) o in  quanto contrario (bona cozza) o per relazione etimologica (cozza cozzare)…  Le parole possono diventare lo stimolo per una poesia, un racconto, una canzone, o rimanere una lista associativa da portare a Santa Maria Capua Vetere come incentivo per ulteriori narrazioni.

Conclusa la passeggiata sul lungomare, il gruppo napoletano si sposterà a Santa Maria, ed a piazza Bovio si metterà al servizio di Flounder & co, dove, tra l’altro, è previsto un gioco che a partire da stimoli sonori e con la complicità del buio degli occhi chiusi stimolerà la creazione di sceneggiature filmiche da trascrivere a futura memoria.

E comunque vada, io finora mi sono già divertito.

A me non importa tanto l’approdo,
a me interessa soltanto il viaggio
e quand’anche arrivassi al porto
mi curerei solo di camminare
fino a trovarmi di fronte al mare
e ancora, ancora navigare
fosse anche per tutt’altro porto,
ché io perseguo soltanto il viaggio
e non il fine, la fine o il modo
.

Così è, se vi pare e se vi piace.

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