Uffff! A me questo passaggio di consegne da Letta a Letta sembra una rancida allegoria del gattopardismo italico. Tutto cambia perché tutto resti uguale.

(Per non parlare di mastella alla giustizia, un margheritino alla scuola privata, sei donne e 5 senza portafoglio, parisi alla difesa, gerontocrati riciclati, il paese all’ultimo stadio, l’Italia nel pallone, ministeri divisi in due per far contenti tutti e chi più ne ha più ne metta. Evviva evviva prodoni e giannenrico letta!)

Ma come si può diventare così coglioni da non riuscire a capire che non ci sono poteri buoni?

Che avesse avuto ragione il fratello alfar a non violar le urne?

Va be’, mi taccio, tanto per non far gongolare qualche passante destrorso, che qui siamo un paese spaccato in due, e in verità mi sento spaccato in due (o in tre o quattro) anche io stesso e i miei tumefatti coglioni (intendendo proprio quelli nei pantaloni e non quelli di cui sopra né il 50% -ometto più ometto meno- pronti a inalberare bandiere contro la prossima discesa in campo del cavaliere di turno…).


Aggiornamento ottimistico del mattino dopo:

Ma sì, accontentiamoci per ora dello Stretto (non) necessario (con buona pace degli amici siciliani).