Unisco un paio di miei consigli a quelli di laguna per morire da soli, al caldo, e magari vedendo un bel film.

Lo scorso sabato, ho cercato un po’ di refrigerio nella saletta piccola del Modernissimo di Napoli (saletta piccola, piccola per davvero: 20-25 posti, di cui 5 inservibili perché piazzati faccia al muro sotto lo schermo grande che grande non è; in modo che, se avete la ventura di trovare posto solo lì, rischiate torcicollo, mal di schiena e crampi alle ginocchia): c’era Diario del saccheggio (título original: Memoria del saqueo) un documentario sulla crisi della democrazia Argentina che spiega più di dieci saggi (intesi in senso cartaceo e in senso carnale osseo e cerebrale).

Locandine di Diario del saccheggio / Memoria del saqueo - Solanas, 2003

Ci sono andato perché ammiro il regista Fernando Ezequiel Solanas, detto Pino, dai gloriosi tempi di Tangos – El exilio de Gardel (era il 1985 ed io uscivo dall’Accademy Astra come stordito e con un’incessante voglia di ballare e parlare che mi portò a tirare mattina in un bar raccontando Buenos Aires a chi voleva sentire, come fossi stato un figlio di emigrati di terza generazione tornato in Europa per sfuggire alla dittatura o alla fame). Poi sono venute le visioni di  Sur (1988) e di El Viaje (1992), e io continuavo ad ubriacarmi con  quelle sequenze accompagnate dai suoni di Piazzolla, Aníbal Troilo, Fito Paez e del grande Goyeneche.

Beh, Diario del saccheggio è molto interessante e ben montato, ma non arriva certo a quei livelli di emozione e forza narrativa. Se ne avete la possibilità cercatevi la trilogia Tangos-Sur-Viaje, fatevi trascinare dalla passione e dall’indignazione e poi, se volete saperne di più, chiudetevi nella sala piccola del Modernissimo e seguite questo ragionamento che illustra le cause della decadenza economica e sociale dell’Argentina (il documentario risale al 2003, ma arriva in Italia solo ora mezzo doppiato e mezzo sottotitolato): assisterete ad una dura critica rivolta alle privatizzazioni selvagge, al liberismo spinto, alla manipolazione del consenso, alla correità del Fondo Monetario Internazionale, alla corruzione  politica culturale e morale, ai tradimenti agli elettori perpetrati da Alfonsín, Menem e compagnia, fino alla caduta del presidente Fernando de la Rúa ed alle conseguenti speranze riposte in Néstor Kirchner. E magari nell’Argentina degli anni che vanno dal 1976 al 2001 rivedrete un po’ del peronismo e della corruzione che imperversa nel vostro bel paese.