Prima delle tre o quattro cifre che si muovono minuto per minuto in basso a destra dei vostri monitor, prima delle torri dei municipi e delle cattedrali, prima degli orologi che segnano i vostri polsi e le pareti delle vostre case, prima delle clessidre e prima, molto prima delle meridiane, il tempo fluiva nello sciabordio delle onde e nel movimento ritmico delle braccia dei rematori o nelle mani di chi suona  rispettando l’andamento della melodia e il ritmo che pulsa tra nota e nota (mentre io… fossi una volta che tenessi conto della misura della battuta o del respiro cadenzato dei remi; porca miseria, porca troia e maremma maiala!).

partenop2-luglio2006

Più o meno questo pensavo, qualche ora fa, mentre fissavo l’orizzonte rotto dalla figura eretta dell’uomo-che-ride-non-solo-dentro, e sentivo che era uno di quei momenti in cui sarebbe bello uscire fuori dal tempo o lasciarsi cullare dalle sue onde, e intanto lasciavo cadere l’occhio al polso e pensavo che presto sarebbe partito l’ultimo treno; che non ho perso nemmeno questa volta.

A proposito, ancora auguri, Ubertosa!

N.B. Le foto di questo post, se non le ha scattate aitan, le ha fatte zaritmac tra il pomeriggio e la sera del 6 luglio nelle acque del Golfo di Napoli. Oltre a don Gennaro  Caronte, Lella e BB, si nascondono tra le sfigurate immagini le sagome bloggistiche di 8e49, Dido, Flo, e Hangin’. Ma solo loro potrebbero rivelare al mondo i loro veri volti qui palesemente truccati e a bella posta imbruttiti. Del che me ne scuso con la faccia per terra e un sorriso spiaccicato sulle labbra.