The Sound of Surprise
(di come decisi di perdermi la prima del PJF e fui contento della perdita)

A volte mi disamoro per qualche tempo. Passo al tango, ai tropicalisti brasiliani, alle suite di Bach o ai folk songs di Berio… Ma poi torno sempre alla vecchia casa, perché quella casa non ha mura, steccati o barriere. When people believe in boundaries, they become part of them.

Charles Mingus - by aitan

Ci sono molte cose che mi incantano del jazz:

Ci sono molte cose che mi incantano, ma quello che più apprezzo del jazz è la sua capacità di sorprenderti; e quello che è più soprendente è che ti sorprendono anche gli standard che ti sono familiari da una vita: puoi conoscere il pezzo da sempre, cantartelo in testa nota per nota, seguirne l’armonia sullo spartito; ma quando lo sentirai suonare, sarà sempre la prima volta, ci sarà sempre qualcosa che ti coglierà di sorpresa: una soluzione inattesa, una battuta aggiunta o eliminata, un ritmo impensato, un’improvvisazione da mozzare il fiato, un cambiamento di intenzione in corso d’opera.

Per questo stasera, travolto da una serie di piacevoli imprevisti, ho deciso di perdermi la prima del Pomigliano Jazz Festival

 

Un grazie di cuore e di testa (dalla zeta alla a e viceversa) a tutti gli artefici

di questa sorprendente sorpresa che mi ha portato lontano da Pomigliano

consegnandomi ad un Truman Show in cui la vida era sueño e Matrix realtà.

 

(*) In questo contesto la parola sprezzatura va intesa nel suo senso tardo-rinascimentale di “voluta trascuratezza, leggerezza del gesto, facilità, grazia”. Insomma, quella certa nonchalance che fa produrre un gesto virtuoso con disinvoltura e naturalezza, come se niente fosse.

Il termine è stato introdotto da Baldassare Castiglione per definire le qualità del buon e della buona Cortigian@ (1528):

  • "Quella sprezzata desinvoltura (ché nei movimenti del corpo molti così la chiamano), con un parlar o ridere o adattarsi, mostrando non estimar e pensar più ad ogni altra cosa che a quello. […] E, per dir forse una nova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura, che nasconda l’arte e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi" (I, 26).
  • "Questa virtù adunque contraria alla affettazione, la qual noi per ora chiamiamo sprezzatura, […] è il vero fonte donde deriva la grazia […]" (I, 28).

Fin dagli inizi del ‘600 ritroviamo questo termine anche per definire la grazia e la scioltezza esecutiva dei migliori musicisti. E da lì questa nobile qualità viene estesa ai pittori dal gesto più naturale e “facile”.

In ogni caso, in questo contesto, ci interessa di più la sprezzatura di giocolieri, acrobati della parola, informatici impenitenti, scrittori, scrittrici, autrici di sorprendenti eventi e perfette padrone di casa.

 

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