La talpa e il mare

La talpa si invaghì del mare quando sentì dire che non aveva colore, ma soltanto riflessi e trasparenze cangianti secondo lo spazio, il tempo e l’umore dei vedenti, quasi mai consapevoli dell’eterno ed eternamente mutevole splendore che hanno la buona sorte di guardare. La talpa si invaghì del mare e maledisse il giorno che nacque talpa, perché in quanto talpa non poteva assistere allo spettacolo della assenza presente di colore, lei che associava al rosso un fervente tepore, ed il giallo era il sapore del pane appena sfornato, mentre l’azzurro spirava dal cielo come brezza mattutina o frescura.
Ma cosa sono le sfumature per chi vive nell’assenza assoluta di ogni sequenza cromatica? E dov’è la misteriosa differenza tra le antinomie del bianco e nero, estremi poli della gradazione del non-colore? Come un grido che diventa silenzio, come il gelo che brucia le dita dello sfortunato esploratore.

Vortex, disegno di gaetano "aitan" vergara (c)(c) 2006

La talpa si invaghì del mare, que es la nada, e si fece acqua, sognando e vedendo la sua sfavillante trasformazione in un vortice di colori che divennero grigi, neri e poi bianchi, prima di essere assenza che avvolge ogni colore.
La talpa si invaghì del mare, ed il mare restò tale e quale, sempre uguale e sempre diverso: forma difforme e animata, colore cangiante secondo lo spazio, il tempo e l’umore dell’inconsapevole chiarovedente. La talpa si invaghì del mare e si fece acqua e sale. Ma anche il sale, disciolto nell’acqua, perse la forma che gli permetteva di farsi toccare o discernere dal chiarovedente inconsapevole.

22121999 

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