Rispondo in codesto spazio al commento numero #3 del sottostante post (ci sarebbero troppi tag html da inserire, per farlo nel luogo all’uopo deputato).


Muchas gracias, camarada alfar.
Io, come sai, parteggio per la gloria etterna e resto dalla parte di quelli che si rompono los cojones a gobernar insulas, fino a che, a un certo punto della storia, fanno fagotto e van a probar la selva (o la sierra). Oppure, magari, si chiudono provvisoriamente in casa e martorizzano teclados fissando la pantalla e reinventando l’artificio.
Anche per questo accanto al Che mi concedo solo sorrisi ebeti, mentre con Fidel erano tutti sussurri, ripensamenti e grida:

aitan y el che (c)(c) 2006

¡E questo, questa volta, non è un fotomontaggio! Lo giuro sulla barba di Fidel (incidentalmente debbo aggiungere che, a pesar de todo, io trovo che il Líder Máximo, con quella  sua vecchiaia orgullosa, sia il più bello dei tre – tra lui, el Che e me).

Quanto al verano, l’ho svernato

  • tra le folle e le follie di Barcellona
  • el mar, el siempre mar, que ya estaba y era tra Llançá (Girona) e Collioure (Perpignan)
  • il museo di Dalí e quello dei juguetes di Figueres (e non saprei dirti dove ho trovato più interesse).

Tutto a tempo di Sardana. Una sorta di danza collettiva, circolare come l’eterno ritorno delle storie.

da una scultura di Llançá dedicata alla Sardana, ballo tipico catalano - elaborazione di aitan (c)(c) 2006

E un giorno ti riabbraccerò tra i portici dotti, porca miseria! Lo giuro sulla barba del Che e su quella di Mosé (o sotto quella di Javhé, che è Colui-che-è-ma-non-si-sa-se-Che).

cha cha,
gaetano

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