Danilo Rea suona Fabrizio De André
e tra le note risuonano grida di guerra alla guerra

In continuità con un recente post, racconto a tutti gli amici fragili che passano di qui che ieri sera sono andato a sentire Danilo Rea che reinterpretava in chiave jazz “Le canzoni di Marinella” al Duomo di Caserta Vecchia. Ero in buona compagnia. L’atmosfera era molto suggestiva: un pianoforte a coda sull’altare spoglio di una delle più belle chiese romaniche del sud Italia, poche luci azzurrate a rendere più raccolta la scenografia. Quando siamo arrivati, il miglior pianista pop-jazz italiano stava ripercorrendo una versione rapsodica e parodistico-marziale di Girotondo, e ci buttava dentro qualche preziosa battuta monkiana.

La bomba è già caduta, Marcondiro’ndero
la bomba è già caduta, chi la prenderà?
La prenderanno tutti, Marcondiro’ndera
sian belli o siano brutti, Marcondiro’ndà
[…] Ci sono troppe buche, Marcondiro’ndera
ci sono troppe buche, chi le riempirà?
[…] La guerra è dappertutto, Marcondiro’ndera
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?

Flash back: prima di raggiungere il borgo medievale di Caserta, avevamo appena sperimentato un percorso alternativo consigliato dal navigatore satellitare comprato qualche ora prima. Siamo arrivati ncoppp’ Casertavecchia quando il concerto era già cominciato da oltre mezz’ora; abbiamo parcheggiato ai piedi del borgo (che è tutto in salita) e ci siamo incamminati verso il duomo. Portavamo con noi una culla che ha cominciato a danzare appena abbiamo messo piede e ruote tra le note del tempio. Resta dunque per me un mistero sapere quali melodie avessero risuonato prima delle 11 meno venti tra le navate.
So invece, e vi racconto, che, dopo l’allegro apocalittico di Girotondo, è venuto l’andamento lento di una intensa e convincente rilettura di Inverno.

Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

Di seguito abbiamo ascoltato un Carlo Martello missato con Spiritual e interpretato con accenti da boogie woogie (con la mano destra che giocava a imitare il walkin’ bass).

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra cingendolo d’allor.
Al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura del Sire vincitor.
Il sangue del Principe e del Moro
arrossano il cimiero d’identico color
ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite le bramosie d’amor.

Dio del cielo se mi vorrai amare,
scendi dalle stelle, vienimi a cercare
Oh, Dio del cielo se mi vorrai amare
Scendi dalle stelle, vienimi a cercare.
[…] E se ci hai regalato il pianto ed il riso
Noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso
E se ci hai regalato il pianto ed il riso
Noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso.
[…]  Dio del cielo se mi vorrai
In mezzo agli altri uomini mi cercherai
Dio del cielo se mi cercherai
Nei campi di granturco mi troverai.

Ciò detto, agì da gran cialtrone
con balzo da leone in sella si lanciò
frustando il cavallo come un ciuco
tra i glicini e il sambuco il re si dileguò.

Infine, una debussyana Canzona di Marinella e, per bis, una Catarì molto suggestiva che si intrecciava con qualche strofa della Guerra di Piero (o almeno a me così è sembrato o mi è piaciuto sentire).

E mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore.
Sparagli Piero, sparagli ora e dopo un colpo
sparagli ancora, fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue.
[…] “Ninetta mia, crepare di Maggio
ci vuole tanto, troppo coraggio.
Ninetta bella diritto all’Inferno
avrei preferito andarci in Inverno”.

Poi, in coda, il brano si trasformava in un’altra melodia che conosco, cavolo se la conosco, ma non riesco a definire.
Se qualcuno c’era allora e potesse ora aiutarmi a dipanare questa matassa ingarbugliata della mia memoria…, beh gli sarei molto grato in secula seculorum. Amen e così sia. Se così deve essere. Ma se non deve essere così, per l’amor del cielo e per la salvaguardia della terra, cambiamo tutto prima che sia troppo tardi.

Abbiam tutta la terra Marcondiro’ndera
giocheremo a far la guerra, Marcondiro’ndà…

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