Las líneas del sino
Gibraltar, 13-08-2016

Forse nell’incidente è morta anche la zingara di Granada che mi lesse dentro un grande carisma e un karma disperato. Il velivolo militare si è schiantato sull’accampamento gitano alle pendici del Mulhacén. Lo avrete sentito anche voi, non c’è stato nessun superstite né tra i passeggeri né tra gli abitanti del villaggio.
Ora vi chiederete perché, tra tanti morti certi, me ne stia qui a parlare proprio di quella zingara; che magari lei se ne sta ancora da queste parti a scorrazzare tra i vicoli scrutando mani e sguardi. Ebbene, signori miei, non lo so; nemmeno io sono in grado di dare una risposta precisa ai miei perché. So solo che improvvisamente ho rivisto il suo viso impietrito e il gelo che le percorse gli occhi nel momento stesso in cui prese la mia mano tra le sue e cominciò a scandagliare le linee del mio destino.
Fu un attimo; appena incrociai il suo sguardo atterrito, mi tirai indietro scappando via senza un perché.

Ho continuato per tanto tempo a cercare un senso tra i solchi del palmo della mia mano. E continuo con accresciuta ansia ora che lei ha azionato l’ordigno piazzato sul volo Alicante-Armilla delle 7 e 05 di ieri.
Sarebbe dovuto precipitare nel deserto dell’Almeria. Non è facile, forse non è neanche possibile, interpretare i disegni del Vendicatore, Colui che é cosciente di essere l’Altissimo, il Paziente, il  Padrone del Reame, il Possente, Colui che solo tiene conto e mantiene il conto di tutte le cose. Mentre noi non siamo niente e non ci è dato sapere che piega prenderà la linea e quando e come si farà retta la curva del nostro cammino.
Non lo dico per scusarmi, perché non ci sono uomini davanti a cui debba chiedere perdono o formulare scuse, ma vi assicuro che, per quello che ne sapevo io, non era prevista nessuna vittima tra la popolazione civile.