Per norma universale
ogni persona normale
vuole sentirsi speciale
per quell’essere normale
che sente egli speciale
o che sente ella tale
(perché è nei sessi uguale
la norma universale).

Ma, dio, come vorrei sentirmi io
normale, speciale e normale
senza di grazia pagare fio
o precipitare giù per la scale
dall’elevato piedistallo mio
su cui assurgo e mi innalzo
nel bene e nel male
con l’animo in soffitta
e il cuore scalzo.

A proposito di scale,
di sale e di sconfitta,
oppure pure a proposito
di tutto tutto e di niente,
che suona pure
più divertente:
“Felice chi è diverso”,
diceva il buon poeta,
“essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune”,
e io non sono immune
da cotanta verità
(checché ne dica
e pensi
quell’affettuosa
mia amica là
).
Qua qua qua, qua qua, qua qua.

E con questo io ti lascio,
e ti lascio tale e quale,
come lascia sconfitto
il malato terminale
l’accogliente suo ospedale
che non lo salvò dal male.
Perché qui tutto cambia
e ogni cosa resta uguale,
senza pepe e senza sale,
come tanti anni fa.
Qua qua qua, qua qua, qua qua.

[ (c)(c) marzo – aprile 2007
con piccole aggiunte odierne
]