Mioddio, ma quanti ne siamo? È tanto che ci provo e ci sbatto la testa, ma non sono mai riuscito a contarci. Che folla! Che pazzia! Uno va da un lato, uno da un altro, uno ride, un altro piange, uno compiange quello che ride; gli altri ridono di quelli che piangono e piangendo li guardano fissi fissi. E per ogni sguardo fisso, uno sguardo fesso e uno sguardo intelligente, e per ogni lato intelligente un lato fesso, e per ogni lato un altro lato un altro lato un altro lato…
Mioddio, quanti ne siamo! e come facciamo ad entrare tutti qui dentro questo piccolo cranio di umano troppo umano? o troppo poco (umano), che in fondo in fondo potrebbe essere la stessa cosa se non fosse che lo stesso non è mai lo stesso ed ogni cosa è diversa e diversamente viene percepita nello spazio e nel tempo (lo so, sparo cazzate e son contento).
Mioddio, ma quanti ne siamo, e perché ora ascoltano tutti me e mi guardano strano? come se le mie parole li stessero denudando e non si sentissero più a loro agio dentro questo cranio stretto stretto in cui sarei il primo a voler esplodere e proiettami fuori, via, via dalla pazza folla; se non fosse che ho perso la chiave cercando la tramontana nel vento di scirocco.
Mioddio, ma quanti ne siamo, e perché dicono tutti di chiamarsi come me? anche quelli con le facce più brutte e antipatiche, che mi pare di conoscere da sempre e di avere tante volte già visto in uno specchio d’acqua o in uno spicchio di luna riflesso in un pozzo, o in un pezzo di vetro, o in un pazzo di Vietri che mi fissa come se ci conoscessimo da sempre e non ci siamo visti mai (o almeno io così credo di dover credere).
Mioddio, ma quanti ne siamo, e perché sento anche i più diversi uguali a me, e tuttavia tutti ad uno ad uno differenti e in/differentemente orientati in questo spazio ristretto che non finirà mai finché io non smetterò di esistere, guardare e vedermi guardare?
Mioddio, quanti ne siamo e chissà come saremo diventati alla fine di questo periodo che volge già al suo punto finale.

Epperò non sai mai nemmeno se una cosa che finisce finisce veramente o è ancora lì presente e plurale come ieri. Perché, mioddio, chissà che folla fremente e palpitante stramazza, sgomita e strepita anche negli altri crani che non sono il mio e non sono io, che mi confondo tra urla, grida e sussurri corali che mi suggeriscono molto di più di quello che dico e scrivo. Ma, mioddio, mioddio, quanti ne sono, quanti saremo e quanti saranno da qui a un momento, un’ora, un mese o un anno!