Multipli di 4 e 8 fatti miei

Chiamato in causa da Tamai, senza pensarci su due volte (ché se ci penso desisto e trovo controindicazioni su controindicazioni), rispondo alla catena che mi invita a parlare di otto fatti a caso che mi riguardino:

1. Stamattina mi sono svegliato più tardi del solito, ho spuntato la barba e sono andato a una presentazione delle attività dell’Instituto Cervantes di Napoli.

2. Strada facendo, pensavo che quello tra le lamiere è uno dei finali più imbecilli che riesco a immaginare. Di peggio, c’è solo la morte per un telefonino piombato in testa al passante ignaro, dopo una lite sul balcone tra moglie e marito.

3. Immediatamente mi sono reso conto che stavo evocando due delle mie idiosincrasie del presente: il cellulare e l’automobile. Eppure, a 40 anni suonati e passati, ho comprato il primo telefonino della mia vita. È stato quest’estate, per timore di perdere i contatti con chi non m’era vicino, e che poi vicino m’è stato, ma qualche volta m’ha parlato pure al cellulare, che non è la stessa cosa che sussurrarsi parole direttamente nelle orecchie o guardandosi negli occhi, ma almeno giustifica l’acquisto idiosincrasico.

4. Strada facendo ho pensato anche che ora sto per comprare la mia prima automobile. Una Suzuki Swift argento metallizzato. (Questo lo pensavo in tram e pensavo anche che mi piacerà sempre e comunque prendere il tram, che è pulito, rapido e inquina poco, e ho sperato che continuerò a pensarla così anche quando avrò la mia SS argentata).

5. Il punto 5 considera un fatto saliente e da raccontare il fatto che i punti 3 e 4 testimoniano una grande ansia di cambiamento – chi mi conosce sa quanto radicale – avvenuta dopo i miei primi quarant’anni, e aggiunge che già sto pensando a come cambierò alla fine di questa fase e nei 40 anni a venire, quelli tra gli 80 e i 120.

6. Il fatto al punto 6 chiarisce che nei miei primi 40 anni l’ultima volta che avevo portato un’automobile era all’esame di guida sostenuto intorno ai vent’anni. Ma è bello cambiare, no?

7. Qui al punto 7 vi racconto che sono arrivato al Cervantes verso le 11 con occhiae derivate dalla notte prima, quando si è suonato e cantato allegramente fino alle 3 del mattino, per la gioia dei miei vicini.
Eppure, in istituto, persone che non vedevo da anni mi hanno trovato immutato o ringiovanito (effetto della barba spuntata e di qualche chilo perso in estate, penso io). Una persona molto amica che vedo spesso mi ha confessato che mi trova presuntuoso e immaturo. Ho incassato e ho pensato che un giorno, forse tra gli 80 e 120 anni, mi riserverò di considerare se abbia ragione lei a vedermi così come mi vede (e nonostante tutto dice e ripete di volermi bene e continua a considerarmi suo buon amico).

8. Giunto al punto 8 ho deciso di parlare del fatto che non mi piacciono queste catene di Sant’Antonio, ma puntualmente ci cado; e questa mi piace ancora meno, perché non mi va di parlare sul blog dei fatti miei. Qui la mia vita dovrebbe affiorare qua e là solo in modo trasfigurato e non si dovrebbe mai confondere quello che sono io con quello che dicono la voci narranti dei miei post.
Anche alla luce di questa contrarietà per la catena, infrangerò una parte delle regole del gioco che stabiliscono che bisognerebbe scegliere altre otto persone da taggare e dire loro che sono taggate. Naturalmente vale il principio che chiunque voglia può raccogliere l’invito e autotaggarsi dicendo in giro che l’ho invitato io. Giuro che non lo smentirò. Basta che non restituisca all’ipotetico mittente (che poi sarei io) un altro anello della catena.
 

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