Per il riconoscimento del genocidio armeno
(post político, amistoso y solidario)

votate qui (here), votate (yes) 
e,  per favore,  diffondete  colà  e  costì

Si tratta di aggiungere la propria voce a quella di chi chiede che anche gli Stati Uniti riconoscano ufficialmente come genocidio lo sterminio armeno perpetrato dai turchi ottomani nel corso della I guerra mondiale. Da sottolineare che questo genocidio è già stato riconosciuto come tale dal Parlamento Europeo ben venti anni fa e, in seguito, anche la Russia, il Canada e svariati altri paesi europei ed extraeuropei hanno appoggiato la causa, condannando, di fatto, l’atteggiamento negazionista dello stato turco.
Ma quello che più scandalizza è che, mentre la Germania ha prontamente riconosciuto e condannato la Shoah vivendo con diffusi sensi di colpa i crimini nazisti, le autorità post-ottomane non solo non riconoscono la verità storica del genocidio, ma arrivano al punto di mettere sotto processo qualunque cittadino turco osi parlarne (il premio nobel Orhan Pamuk è stato vittima di questo atteggiamento censoreo e illiberale che mortifica la libertà di espressione in una nazione che aspira da decenni a far parte dell’Unione Europea).

Il riconoscimento tardivo degli Stati Uniti sembra invece dovuto a biechi motivi di opportunismo politico. Il presidentastro americano e la sua cricca di guerrafondai scaltri e inveterati temono che questa risoluzione possa arrecare danno all’alleanza con un paese come la Turchia che risulta di fondamentale importanza strategica, in quanto membro del patto atlantico fin dagli anni ’50 ed in quanto confinante con paesi canaglia come l’Iraq, la Siria e l’Iran.
Come mi scrive la mia amica Nariné, per i politici yankee la questione non è “negare o discutere il genocidio come dato di fatto”, “il problema consiste piuttosto nel dirlo o nel tacerlo. In effetti nessuno di questi politici parla del genocidio, il loro interesse è tutto incentrato sulle relazioni diplomatiche con la Turchia. Non si tratta di stabilire la verità storica, si tratta solo di decidere se vale la pena dirlo o non dirlo. Ed è ridicolo fino a fare male che si ripeta ancora una volta lo stesso gioco di far riaffiorare l’attenzione sulla questione armena quando i politici ne sentono il bisogno come metodo di ricatto, risorsa di riserva per esercitare pressione e spaventare un po’ i turchi se e quando non si comportano bene…” (traduco dallo spagnolo, in attesa del tempo, secondo me non tanto lontano, in cui Nariné impari anche l’italiano).

Insomma, contro la mortificazione della libertà di espressione, contro il negazionismo, contro l’opportunismo statunitense e in omaggio al senso di amicizia e fratellanza che ci lega, aggiungete il vostro a questo sondaggio e vogliate scusarmi per l’invadente insistenza.

bandiera armena

Piccolo aggiornamento a mezzo stampa e tv

Il Corriere dell Sera pubblica oggi (31 Ottobre) un articolo sulla Turchia del giornalista, scrittore e commentatore politico britannico Christopher Hitchens. L’articolo  si chiude così:

Non dobbiamo acconsentire che la nostra condotta venga condizionata dall’arroganza turca. Faremo anzi un favore alla democratizzazione e modernizzazione di quel Paese se sapremo insistere che vengano ritirate le truppe da Cipro e dai confini dell’Iraq, che la Turchia affronti una volta e per tutte la verità storica sull’Armenia, e che la smetta di comportarsi come se il potere fosse ancora nelle mani dell’Impero Ottomano.”

Senza nulla avere contro il popolo turco, condivido.

Qui è possibile vedere un servizio televisivo di Francesco Esposito tratto dall’Infedele di Gad Lerner.

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