Alberi, Alberti e Altro

Qualcuno, forse Alberti (forse io), ha scritto da qualche parte che conoscere una lingua straniera significa saper dire uno ad uno i nomi degli alberi della terra in cui essa (lingua) è diffusa.
Quando l’ho letto (o me lo sono inventato), ho prontamente condiviso, ma poi, a pensarci meglio, mi sono detto che in fondo (e pure in superficie) io sono il primo a ignorare l’esistenza di migliaia di alberi, piante e fiori; né sono o mi sento diverso dai tanti che non conoscono la nomenclatura, nemmeno in lingua materna, della flora (e financo della fauna) più ordinaria e comune. Prontamente ho trovato molti alibi e plausibili giustificazioni, ma neanche il profumo di una foglia che potesse mitigare la mia cocente delusione.

foto di bocca della selva scattate ed elaborate da gaetano aitan vergara (c)(c) 2006

(E intanto torna l’autunno a scarnificare gli alberi e lasciare ingiallire le foglie. In attesa di una nuova primavera. Come se fosse di nuovo l’ultima volta.)

(Ma, in verità in verità, qui di alberi se ne vedono ben pochi, e ormai sono quasi tutti sempreverdi. Sarà per questo che vanno progressivamente scomparendo le mezze stagioni e io mi sento ogni giorno di più un coglione tra i coglioni (senza offesa per chi passa di qui con le migliori intenzioni in cerca di parole riccamente assortite e nuove emozioni, e finisce per sorbirsi le mie elucubrazioni in forma di striscioni che si muovono a tentoni e ci ammorbano i maroni.))

 


Per favore, se non l’avete ancora fatto, leggete anche il post sottostante e votate per il riconoscimento del genocidio armeno. Anticipatamente, ringrazio.


 

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