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Interludio pensoso ed alquanto contraddittorio (come la vita, più o meno)

Per sottrarsi al mondo non c’è mezzo più sicuro dell’arte,
e non c’è mezzo più sicuro dell’arte che ci leghi al mondo.
(Goethe, Le affinità elettive, 1809)

Dato il  numero finito delle pagine dei libri, i tipi che abitano la realtà romanzesca non potranno mai contenere le infinite sfumature che brulicano e fermentano sulla crosta e negli anfratti della realtà fenomenica.
Ma in fondo (e pure in superficie) non sono loro, non sono quei pupazzetti, il fulcro dei romanzi e di tutta questa immensa mole di scritti a penna, stampa e tastiera che ci allontanano dal mondo con l’intento, più o meno nascosto, di aiutarci a comprenderlo meglio.

La materia della letteratura è il linguaggio,
i materiali del linguaggio sono le parole
e le parole…, parole sono.
Parole, parole, parole.

illustrazione di gaetano aitan vergara (c)(c) 2000

Parole che rincorrono fatti,
fatti che si fanno parole,
parole in cerca di fatti nuovi
che si faranno di nuovo parole
in una spirale virtuosa che non ha fine
e non si saprà mai dove sia cominciata e perché.

Ragion per cui sospendo il giudizio e mi taccio.
Almeno per il momento. E passo a scorrere una pagina nuova
o a trascorrere un altro lasso di vita mordendola a fondo prima che sia finita.
Che poi il senso è tutto qui. Anche se non ho mai capito come si giunga a questo “qui” benedetto
e cosa mai ci faccia io in mezzo a codesto ingorgo vorticoso di parole che sedimento come la lumaca la bava.

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