Para i dossi, aitan, / se non vuoi che i dossi / parino te

Non ci posso pensare. E’ tutto il giorno che sono fisso sullo stesso pensiero, che mi arrovello nella stessa idea, fissa fissa fissa e dominante. Mi scervello, rimugino e non posso pensare ad altro, m’hanno fatto inceppare i pensieri. Io dico che se non sono in compagnia non penso, che non sono in grado di riflettere o ponderare se non c’è nessuno che si confronta coi miei pensieri; sostengo da tempo che  quando sto da solo mi metto in pausa, sto in stand-by, o leggo; e quando non leggo, scrivo o ascolto musica. Penso che penso solo quando parlo e quando scrivo. Glielo dico, glielo dico e glielo ripeto che penso che io penso solo quando parlo e quando scrivo, ma loro niente, non mi credono. Io per pensare ho bisogno di un interlocutore, o di un foglio. Così glielo dico, gli dico anche che io per pensare ho bisogno di un foglio o di un interlocutore. Ma loro no, tutto il tempo a contraddirmi, a dirmi che questo non è possibile, che tutti pensano, perfino io, che cogito ergo sum, che l’uomo è un animale pensante, che senza pensiero non c’è vita umana. Sì, l’uomo è un animale pesante, e io ancora stamattina a  ingarbugliare i miei pensieri coi loro. Io qui, da solo, a pensarci e ripensarci su, a congetturare, ipotizzare e scervellarmi come un matto scatenato, e loro chissà a chi o a cosa penseranno questa sera. Basta, basta, non ci posso pensare, non ci posso pensare. 

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