La Maresìa di Stefania Tallini
concerto per piano solo e svariate assenze di cui non dico

La maresia in portoghese è l’odore del mare che diventa più intenso quando le acque si fanno distanti a causa del fenomeno dell’abbassamento della marea. Come certi momenti che più si allontanano più diventano nitidi e vivi. Io mi porto dentro i riflussi di questo 29 Febbraio come pura maresia. Sono successe una sacco di cose in questo giorno regalato da un calendario bisestile. Sono successe un mare di cose. Non tutte belle. Ma io mi porto dentro il ricordo della sua musica e di chi alla sua musica mi ha introdotto, e rivedo un tavolo pieno di facce che si spostava da un locale all’altro ed era fatto di bella gente che per lo più non s’era mai vista prima. Potenza delle note e delle loro innumerevoli combinazioni.

Stefania Tallini - fotina di gaetano "aitan" vergara 2008

 
Sono arrivato un po’ in ritardo. Non è facile parcheggiare nel centro di Napoli in un giorno di semiblocco del traffico con vigili appostati ad ogni angolo e carri attrezzo pronti per l’intervento (e meno male, vivaddio). Hangin’ era già lì, come ipnotizzata dalle note che uscivano dal pianoforte a mezzacoda  accarezzato da Stefania in un magico brano Sospeso. Mi siedo, mi accomodo tra le note e penso subito che ha una felice vena compositiva, Stefania, e un bel tocco di chiara derivazione classica, declinato alla maniera dei migliori pianisti jazz europei e di nonno Bill. Durante il brano seguente, My Friends, mi viene spontaneo usare il cellulare per tirare qualche foto a lei ed alla sua e mia amica che la sta riprendendo alla telecamera. Si può essere belle senza essere vacue.

Stefania Tallini - fotina di gaetano "aitan" vergara 2008

E’ anche simpatica, Stefania; vedo per la prima volta il suo bel viso quando solleva lo sguardo dalla tastiera e si gira verso il pubblico per spiegare che il brano che sta per suonare si chiama Sola, ma nella sua Roma bisogna stare ben attenti a non pronunciarlo con la ó larga. Su Choro para dois piovono applausi. Il brano è trascinante, nostalgico e struggente come la musica brasiliana che fa eco tra le note. Il tempo è veloce, ma la melodia chiara e distesa. Più tardi sentiremo anche uno Choro cubano tratto da un suo precedente album, ancora più ritmato, ma un po’ meno coinvolgente, un po’ meno avvolgente.

Stefania Tallini - fotina di gaetano "aitan" vergara 2008

Molto distesi e meditativi anche due dei brani più suggestivi suonati quella sera: Absence e Lontano. Entrambi così evocativi da lasciar pensare a colonne sonore di un film da fare, una pellicola fatta di paesaggi silenziosi, lune malinconiche e campi lunghi. Di tutt’altro andamento Passaggi, ricamato su un basso ostinato che mi fa pensare a certi accompagnamenti percussivi e melodici della mano sinistra di Giorgio Gaslini e Abdullah Ibrahim Dollar Brand, così come la vena latina presente in molti brani mi riporta al pianismo del primo Chick Corea (ma più tardi parlando con lei, mi renderò conto che i primi due non fanno parte dei riferimenti immediati del suo panorama musicale. È sempre così, i rimandi sono lì, tra le note, ma non è detto che chi compone e suona ne sia consapevole; aleggia uno Zeitgeist che ogni ascoltatore afferra in base alla sua enciclopedia personale: è come con la letteratura, l’intentio autoris non deve necessariamente coincidere con l’intentio lectoris. E anche questo è il bello!)
L’atmosfera torna ad addolcirsi con A Veva, una ninna nanna derivata dal cd Pasodoble improvvisato sulle immagini estemporanee di un’artista visuale, Barbara Sbrocca, che ha curato anche la grafica dell’ultimo lavoro discografico di Stefania. Infine, un serrato Improptu e un bis di Girasoli.

(Hangin’, Stefania, mi sono perso qualche pezzo? Ma no, che m’ero rubato pure la scaletta del concerto ;o))

Stefania Tallini - fotina di gaetano "aitan" vergara 2008

Mentre nella sala risuona ancora l’ultimo scrosciante applauso, per la prima volta nella mia vita mi faccio autografare un cd. Leggo nelle note di copertina un’altra suggestiva definizione di maresia: “la mattina presto e poi, più tardi al tramonto, arriva, come a ondate e in un modo molto più forte del solito, l’odore del mare. È una sensazione dolcissima che nel suo sorprenderti all’improvviso ti avvolge, ti scalda il cuore, ti emoziona” come in “quel momento particolarissimo e inaspettato in cui senti che i suoni prendono forma dentro di te, caldi, certi come un’onda tenera che ti sorprende e ti avvolge… fino a diventare composizione.” E poi quel profumo si spande di nuovo nella stanza di chi ti ascolta. E in quartetto certe melodie sono ancora più belle e si apprezzano maggiormente le dinamiche chopiniane di un paio di brani. Ma come arrangi bene bella bimba, bella bimba, bella bi’! Si sposa perfettamente la tastiera di Stefania col legno del clarinetto di Gabriele Mirabassi e con la sezione ritmica di Gianluca Renzi e Nicola Angelucci. Bravi tutti, bene, bis. E ascoltando ascoltando mi ricordo anche le chiacchiere che vagolavano da un’osteria a una galleria navarra, i bicchieri condivisi (peccato che tu preferisca il bianco) e la carezzevole sensazione che ogni fine è un principio; mentre brindavamo alla dissoluzione del giorno che non c’è e prima di mezzanotte leggevamo frasi di Nitore Andaluso sullo schermo piccolo di un cellulare.

Prima di rientrare a casa mi sono avvicinato al mare e ho lasciato che mi arrivasse sulla faccia il vento. A Napoli il mare sembra sempre lontano o nascosto da case affastellate l’una sull’altra o da cumuli eretti come barricate. Sono pochi i luoghi in cui puoi sentire la maresia fissando l’orizzonte. Ma quella notte, quando l’ho sentita, mi sono seduto, ho sorriso e mi sono reso conto che dentro di me ero ancora pieno di suoni e di pause. È stato allora che mi sono sentito muito obrigado.

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