to vote or not to vote
note di politica paesana, provinciale e universale

Berlusconi – Ci copiano!
Veltroni – Ci copiano!
I Nostri Coglioni – Ci scoppiano!

Fue por esa época que se le oyó decir: «La única diferencia actual entre liberales y conservadores, es que los liberales van a misa de cinco y los conservadores van a misa de ocho.» (1)

Che tradotto in italiano vuol dire che Berlusconi e Veltroni c’hanno entrambi rotto i coglioni.
Che parlino di fame, di sviluppo sostenibile e di occupazione e non di beghe di partito, aria fritta e religioni! Che illustrino programmi seri – con tanto di metodi e strategie di attuazione – non vaghe promesse senza coperture logiche e finanziarie! Che siedano intorno a un tavolo di trattative, ad una scrivania o al tavolino di un bar per concepire strategie di cambiamento dell’esistente, non per leggere sondaggi e dire sempre e solo ciò che la maggioranza vuole (o vorrebbe) sentire (senza contare che la maggioranza generalmente sente ciò che i telegiornali governativi o i media dei Berlusconi, dei Caracciolo, degli  Agnelli e dei Ciarrapico lo abituano a voler sentire; e non è che stia sempre lì a maturare idee proprie su ogni cosa, lo stramaledetto 50%+X. Tante volte la maggioranza ondeggia e sventola come soffia il vento dei potenti, degli imbonitori e dei mercanti).

La maggioranza,
la maggioranza sta.
come una malattia
come una sfortuna
come un’anestesia
come un’abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità
di verità.
(2)

Oppure se ne stiano zitti e muti, tutti questi politicanti di partito, e lascino che ci autogoverniamo in pace; suddivisi in piccole comunità di intenti e sentimenti. Ci lascino diventare così adulti e responsabili da decidere per noi stessi, senza la balia ingannevole dei loro lerci interessi.

Insomma, qualche giorno fa un amico mi implorava: “Non facciamo i fessi, questa volta bisogna esprimere un voto utile!”
Questa volta, un’altra volta, una volta ancora, il naso turato e un voto utile, un voto utile…, ma se io mi sto chiedendo se sia il caso di esprimerlo, un voto, o restarmene a casa, affacciato alla finestra a vederci decadere lentamente. Che magari c’è pure gusto a vedere l’Occidente crollare sulle sue macerie in attesa che accada qualche altra cosa.

 


(1) Traduzione letterale: Fu in quell’epoca che lo si sentì dire: "L’unica differenza attuale tra liberali e conservatori, e che i liberali vanno alla messa delle cinque e i conservatori alla messa delle otto." (Gabriel García Márquez, Cien años de soledad, cap. XII, 1967)
Per i più pedanti aggiungerò che quella frase, deve essere una specie di amara barzelletta piuttosto diffusa in Colombia, visto che la ritroviamo anche attribuita al poeta colombiano Jorge Gaitán Durán. E non a caso Jorge Gaitán dirigeva a Bogotá la rivista "Mito", sulle cui pagine apparivano, tra gli altri, testi di Álvaro Mutis, de Sade, Ezra Pound, Paul Eluard e dello stesso García Márquez.
Carlos Fuente ricorda infatti che
intorno ai lontani anni cinquanta, quando ancora il narcotraffico non imperava e le guerriglie nascevano dalla speranza, una sera, in Messico, Jorge Gaitán  […] disse: «I liberali e i conservatori muoiono soltanto se sono poveri e contadini. La guerra si fa in campagna. I liberali e i conservatori delle città si danno del tu, vanno agli stessi matrimoni e sono soci degli stessi club. L’unica differenza, dice una barzelletta, è che i liberali vanno alla messa delle sei, così nessuno li vede, e i conservatori a quella di mezzogiorno, così li vedono tutti».
(in Carlos Fuentes,
Muerte de un Guerrillero, 2004)

(2) Sono versi tratti da Smisurata Preghiera (1986) di Fabrizio De André e Ivano Fossati, ispirata alla poetica di Álvaro Mutis ed in particolare alla sua Summa di Maqroll il Gabbiere. E così si chiude il cerchio sudamericano che aleggia su questo post postqualunquisto e ademocratico. Che poi io stanotte me lo sono sognato De André che mi ripeteva: “Berlusconi, Casini, Bertinotti, Veltroni… Ma come si può essere così coglioni da non capire che non ci sono poteri buoni.”

 


 

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