Quel bel mattino di codesto racconto qua successero un sacco di queste cose
(storiella minima, iperromantica e pasqualina)

Se Leandro Caputo quel mattino avesse sentito la sveglia, non ci sarebbe stata ragione di scrivere questa storia. Perché quel mattino, se avesse sentito la sveglia, Leandro Caputo avrebbe avuto il tempo di prepararsi la sua colazione, come ogni giorno, e non avrebbe messo piede nel bar dove conobbe Filomena Arlacchi e se ne innamorò perdutamente tra un cappuccino e un bigné. E se non l’avesse mai e poi mai conosciuta la bella Filomena Arlacchi, a quest’ora Leandro Caputo fu-Armando avrebbe continuato a condurre una vita così calma e piatta da non esserci ragione di riportarla qui in un racconto né riferirla a chicchessia nello scompartimento di un treno, nella sala d’aspetto di uno studio medico o in un bar di periferia. Questo lo scrivo perché la vita di Leandro Caputo fu travolta da quell’incontro fin dalla prima mattina che si trovarono a parlare seduti allo stesso tavolo di un bar di periferia, e lui fu subito rapito dalla bellezza di Filomena, tanto che gli venne una strana voglia di raccontarsi, lui che di solito era poco o niente loquace.
In verità, Leandro Caputo fu-Armando-e-Velia-Eleutaria non ricorda nemmeno lui come fu o come non fu, sa solo che da un momento all’altro si trovò a descrivere per filo e per segno episodi meravigliosi di una vita non sua, e man mano che li descriveva si convinceva che era sua quella vita, mentre lei, la Arlacchi, lo ascoltava incantata, ed entrambi non si accorgevano che il tempo passava.
E ne passò tanto di tempo, ma tanto tanto tanto di quel tempo che Leandro Caputo dimenticò che era in ritardo sul lavoro, poi, tra una chiacchiera e l’altra, dimenticò pure che doveva andare in ufficio e, finalmente, lo perse del tutto quel suo fottuto lavoro cui aveva dedicato tutta la sua scialba vita pre-arlacchica. Cominciò così, quel bel mattino, la storia stupenda e intrigante di Leandro e Filomena, una storia piena di treni, sale parto, balere di periferia e rotonde sul mare che io ora vi racconterei in tutti i meravigliosi dettagli se non avessi paura di perdere il mio di lavoro, perché, dio mio, mi sto attardando troppo su questa pagina e già sono in ritardo di un quarto d’ora, io che di solito sono il primo ad arrivare in ufficio e mi chiamano il Caputo Spacca-Minuto.

 


postilla pasqualina

In occasione della santasettimana, ho voluto scrivere un racconto ad uovo di pasqua, che lo ricevi, guardi ammirato i riflessi della carta argentata, lo spacchetti, lo frantumi mettendo in bocca qualche pezzetto di cioccolata che è al latte e tu l’avresti preferita fondente (oppure è fondente e tu l’avresti preferita al latte), e poi arrivi finalmente all’involucro di plastica fetente che contiene la sorpresa. Ti avventi sulla scatoletta per paura che qualcuno arrivi prima di te, la apri voluttuoso e come ogni anno resti deluso.

auguri di buona pasqua da aitan (c)(c) 2008

Santapasqua, è così difficile trovarsi di fronte a un finale buono, e le sorprese finiscono sempre per deluderci!


 

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