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¡OjO!
inter-ludio molto occhiuto con quiz allegato

Passano molte cose per gli occhi, e non tutte le vediamo. E anche quelle che vediamo, non sempre arrivano alle pupille della nostre mente e a quel complesso meccanismo di percezioni che chiamiamo cuore.

“Occhio che non vede, cuore che non sente.”
È una frase che mi ripeto spesso, e credo di attribuirle più significati di quanto la semiotica dei proverbi preveda.
“Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.”
Eppure, in certi momenti, mi pare di pensarti ancora, mi pare di pensarvi ancora, ieri come ora e come allora. Non c’è chiarezza nel mio sguardo; salvo qualche volta, dopo che il pianto lo pulisce tutto oppure quando una risata sonora mi fa stringere parzialmente le ciglia e ogni cosa improvvisamente sembra a fuoco: in un batter d’occhio, la realtà si illumina di senso, come se fino ad un momento prima fossi stato ottenebrato, accecato e orbo di tanto spiro.

In spagnolo, occhio si dice “ojo”, e a me sembra sempre di vedere due occhi e un naso nei segni grafici di queste tre lettere simmetricamente disposte.

'OjO' disegno di gaetano aitan veragara (c)(c) 2008

“Occhio, il medico dice sei depresso, nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento.”

¡Ojo! (ojo) ¡OjO! scritto così, tra due punti esclamativi (ma a volte anche senza) si usa per richiamare l’attenzione dell’interlocutore. Come se veramente ci fosse più concentrazione nella vista che in ogni altro senso di cui siamo naturalmente dotati; come se veramente dieci lingue che affermano non valgano due occhi, due occhi soli, dos ojos que miran o que se miran.
Ma davvero crediamo che la nostra vista percepisca la bellezza e la bruttezza che c’è, così come è? Crediamo veramente di cogliere le cose come sono e i fatti come avvengono?
Gli occhi ingannano, ci fanno vedere la pagliuzza nello sguardo di nostro fratello e ignorano il palo conficcato nel nostro. Gli occhi ci permettono di intravedere qualche lineamento del mondo, ma non ci danno mai la possibilità reale di guadare le nostre stesse fattezze. Gli specchi, i ruscelli e i pozzi sono solo trappole illusorie: noi non siamo più noi quando fissiamo una superficie lucida per scorgervi le nostre stesse sembianze; per questo tante volte non ci riconosciamo nelle ante di una vetrina, in una pozzanghera d’acqua torbida o in una foto scattata all’improvviso.

Passano molte cose per gli occhi, e non tutte le vediamo: non tutti gli occhi chiusi dormono né tutti gli occhi aperti vedono.

OjOs+Caras disegno di gaetano aitan vergara (c)(c) 2008

In questa immagine, per esempio, ci sono 36 occhi; è abbastanza facile contarli. Ma quanti volti possono mostrare e nascondere tre dozzine di occhi?
Tu, per esempio, se ti fermi ad osservare i dettagli di questo disegnaccio, quante facce distingui?
Io ne conto…
Anzi no, sai che ti dico, se vuoi verificare che ne scorgi proprio quante ne volevo disegnare io, clicca qui, e torniamo un po’ a giocare come si faceva spesso, su queste pagine, tanto tempo fa, quando tutto si vedeva in un’ottica diversa e ogni cosa appariva sotto un’altra luce.

indovojo

Perché la vista dipende sempre dal tempo, tanto da quello atmosferico quanto da quello cronologico degli orologi che ci corrono dietro ogni giorno più forte. E io mi nascondo qui, per non farmi vedere.

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