La maledetta catena

Quando gli chiesi: “perché cavolo mi aveva messo al mondo, allora?”, mi disse che non lo sapeva, non ne era certo; ma forse a volte si fanno cose insensate solo perché insorge il bisogno di cercare fuori la motivazione che si sente spenta dentro, o perduta in qualche anfratto indisponibile alle sonde della ragione. E così magari, da un momento all’altro, uno si trova un altro moccioso in casa e non sa nemmeno chi è. Tanto strepito per cercare una spinta e poi trovarsi intrappolato tra le maglie di un’altra catena. Un’altra catena…
Me ne uscii sbattendo la porta e mi andai a nascondere nella mansarda vuota. Per tre giorni e tre notti non dissi una parola. Avevo quindici anni, ma me ne sentivo cinque, due o centocinquanta. E poi cosa voleva dire che uno si trova un altro moccioso in casa e non sa nemmeno chi è: a chi si riferiva, quel bastardo di mio padre? Parlava di se stesso o di me, quando sosteneva di non sapere nemmeno chi fosse?
Sono passati più di vent’anni, ci sono tante cose che non ho capito, che continuo a non capire, ma credo sia giunto anche per me il momento di cercare fuori le motivazioni che sento spente dentro; insomma, sì, vorrei avere anch’io un figlio mio, ora. Lo so che non è giusto desiderare un discendente per dare senso al vuoto di esistere, lo so, forse anche lui lo sapeva, ma non posso fare a meno di pensare e volerlo con tutto il cuore; proprio come non poté farne a meno lui. Forse consiste proprio di questa catena di vuoti l’intera esistenza del genere umano, e non potrei contrarrestare il flusso, neanche se lo volessi.
Perciò, stronza tesoro mio, allarga le cosce e fammi entrare. Lascia che io riempia il tuo vuoto col mio vuoto e perpetriamo la maledetta catena, che magari c’è pure gusto, e dove c’è gusto non v’è perdenza.

Avviso ai lettori (22 luglio)

Questa non è una pagina strappata dal mio diario. Io, in questo pubblico spazio, non incollo mai pagine tratte dal mio diario personale.
Questo è un textículo di invenzione.
Ogni attinenza con fatti e persone esistenti nel mondo extra-virtuale è frutto del caso o di involontaria rielaborazione di frammenti di realtà sedimentati nella memoria o nei sogni dello scrivente.
L’uso della prima persona singolare è da intendersi come mero espediente narrativo. Non siate così ingenui da confondere l’autore col narratore. Non fatelo nemmeno per ischerzo. Semmai, leggendo, usate i fatti narrati come uno specchio deformante per riflettere (su) voi stessi e la realtà che vi fa da contorno.

PS: Mio padre era una persona meravigliosa.
PPS: Un diario io non ce l’ho mai avuto.
PPPS: Lo so che certe volte sono molto antipatico e pedante, e non si capisce dove voglio andare a parare.
 

 

Nota brevissima del 23 luglio

L’avviso di ieri mi suona oggi a excusatio non petita, ma non so bene di cosa mi accusi.

 

Seconda Nota del 24 luglio

Dopo una nottata di dubbi e incertezze, stamattina sono giunto a una risoluzione: continuerò a galleggiare nel vuoto, senza chiedermelo nemmeno di cosa manifestamente mi accusino  le mie scuse non richieste.

 

Nota ulteriore, forse l’ultima della serie,
mentre siamo giunti al 25 luglio (che bene che ti voglio)

Stanotte, all’improvviso, s’è allentata la catena. Per un po’, mi sono illuso d’esser libero, ma quando ho disteso la gamba e il piede, mi sono sentito di nuovo inserrato e costretto tra gli anelli. Ho dato uno strattone e…, tutto d’un tratto, una maglia s’è rotta e l’intera parete distrutta.
Ho ancora addosso polvere di cemento e calcinacci. Ma il vero problema è che non so se gioire o sentirmi avvilito per tutta questa libertà che m’è piombata addosso senza preavviso, senza orario e senza bandiera.
Temo di star aprendo le porte agli anarco-insurrezionalisti.
Per un po’ me ne starò in silenzio a riflettere.
Magari in riva al mare.

(Intanto, spero d’aver aperto le porte agli anarco-insurrezionalisti.
Insomma, va tutto bene, nel migliore dei mondi possibili.
Mi spiace solo di non esser arrivato a sette note.
A proposito, torno ora da un concerto di tango in cui mi sono piaciuti più i giovani Kantango, con Marzuk Mejiri, che il veterano maestro Luis Bacalov con Annamaria Castelli.
E tant’è. Buonanotte ai suonatori e pure a quelli stonati e fuori tempo come me, che hanno paura d’aprire bocca, toccare corda, percuotere pelli o soffiare note. Ma sarebbero desiderosissimi di farlo. Anche ora stesso.)

 

Annunci