Tango Cornuto

Esta mañana,
frente al agua
borbollada
en mi letrina,
ha resonado
en mis oídos
el mar,
el siempre mar,
el Proteo azul
de Ovidio,
Ben Johnson
y Jorge Luis.

Praticamente ti buttai tra le sue braccia. "Devi proprio conoscerlo. E’ molto simpatico. Un pozzo inesauribile di allegria e canzoni". E ai falò te lo sedevo sempre accanto. A cinema eri in mezzo fra noi due. E a tavola cominciai a spiare l’incontro dei vostri occhi.
Lui ti versava il vino, ti sbucciava le mele e mangiava nel tuo piatto. Raccontava le sue idiozie sempre puntando il tuo sguardo. E contraddiceva ogni mia considerazione. E io accondiscendevo alle sue contraddizioni. Ti ricordi, te lo ricordi come lo ascoltavo a bocca aperta e sorridevo come un coglione? Intanto tu cominciavi a fargli piedino. Non negare. Vi ho visti. Lo so. Fosti tu la prima ad allungare il piede e le mani. Fosti tu la prima a sbottonargli i pantaloni. Non negare. E tu la prima a pensarvi da soli, nudi nel mio letto. E sempre tua fu l’idea malvagia di farmi fuori. Lui non mi avrebbe torto un capello. Ho fatto tanto per lui. E mi era riconoscente. Non posso credere che non mi fosse riconoscente per tutto quello che ho fatto per lui. Non posso crederci.
Eppure nel mio letto tramavate contro di me. Contro la mia vita. E chissà le risate…

gotan-r di gaetano aita vergara (c)(c) 2006

Mi verso il sesto bicchiere di tequila e mangio una fragola ancora. Una fragola ancora.
Che voglia di pisciare! Di svuotarmi di te, di lui e dei miei ricordi.

Vedo nel pozzetto del water i miei occhi arrossati di alcol e dolore. Fanno capolino dietro la curva del mio pene. Scorcio mantegnano. Le palpebre mi si stringono lentamente sotto la spinta di una piega della bocca. Sto per sorridere. Fisso l’immagine riflessa – immobile e mesto. Non penso ad altro. La messa a fuoco del mio sguardo si muove tra gli occhi e il cazzo. Poi il liquido del mio pene frange lo specchio d’acqua e piscio, scompone l’immagine in cerchi concentrici, mi frammenta in schegge cubiste che si muovono e si intersecano tra loro. Goccia goccia, lo scolo provoca le ultime metamorfosi. Ripongo il cazzo nei pantaloni e resto a guardarmi la faccia.
Una voglia di fragola e tequila mi riassale.

Domani riprendo tele e pennelli e cambio stile.

(c)(c)1992

 

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