Dichiarazione d’intenti

Mi sono scassato le palle
di tanto parlare d’amore
mentre là fuori la gente
muore e muore per niente
o per malanni veri
in cui s’arresta il cuore.

(E naturalmente non mi riferisco / a quel trito e contrito core / che fa rima con amore; / qui, ora, vi parlo proprio / dell’organo che quando / smette di battere, / finisce la storia.)

(Per quanto / oggi si discetti tanto di morte cerebrale, / da rendere incerto anche il punto esatto / in cui sia effettivamente finita / la nostra breve e limitata vita. /

E io, per dire, / per quanto non abbia mai ben capito / cosa sia la morte cerebrale, / così, di istinto, / li darei via i miei organi, / se fossi certo / che non potessi più campare / e portare a spasso le mie cos(c)e / col vento in faccia / e i passi che rimbombano / sul suolo.)

(Ovviamente, / sarei più contento / se il mio orecchio, / il mio fegato / o il mio braccio / finissero tra gli attrezzi di qualcuno / capace di pensare, combattere e amare, / sì amare e amare senza guasti al motore, / facendo l’amore, l’amore e l’amore / (proprio nel senso di fottere) / con gusto e buon umore / contro le guerre, / le mele coltivate in serre / e la stupidità dei busher e dei berlusconidi / di ogni razza, stazza e natura.

Qualcuno capace / di andare controvento / senza macchia e senza paura / e di sentire il bello della vita / finché dura e prima che sia finita / essa stessa e la storia, / la storia collettiva e personale / di cui già m’ero messo a discettare e parlare e sparlare / qualche rigo più su.)

(Epperò mi dicono che se sei cerebralmente leso non sei in grado di scegliere a chi passare il testimone. / Pertanto, vorrei che queste povere e scarne parole dessero voce al mio misero corpo quando il corpo non l’avrà. / E tutto questo Alice non lo sa / (ma io non dispero che prima o poi glielo farete sapere, cari amici miei, / e per ora m’allontano sentendomi a voi vicino / per quanto sempre misero, bischero, meschino e piccino. / Piccino assai.))

 

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