Malestar

Ho appena passato in rassegna l’intera scatola dei medicinali di casa. E’ un rito che si ripete ad ogni malessere, soprattutto notturno. Apro l’armadietto trascinandomi nel bagno barcollante come uno zombie, metto la scatola per terra, mi siedo sul water e analizzo con cura scatole e foglietti illustrativi dei variopinti medicamenti del mio box sanitario. Dopo aver gettato via qualche pillola scaduta (ce ne è sempre qualcuna, come un segno tagliente dell’inesorabile scorrere del tempo), metto da parte amoxicillina ed altri antibiotici di tipo aggressivo (li prenderò quando mi sentirò in punto di morte. In genere, un paio d’ore dopo), e comincio a cospargermi di balsami, liquidi, unguenti ed ogni altro preparato ad uso esterno. Mi rivesto torace e collo di vicks vaporub, inondo il naso di vicks-synex e imbottisco le orecchie di cerusilene. In questo frangente, puntualmente, mi sento tutto appiccicoso e mi lavo di acqua tiepida. Per un po’ mi sento meglio. Se non altro gratificato dai massaggi e dalla mezz’ora di auto-cura.
Anche stanotte va così, speriamo che duri.
Sotto di me, un pavimento di marmo spesso; intorno, quattro mura e sulla testa un soffitto su cui non cadranno mai bombe o schegge impazzite.

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