mela, Trabzon/Trebisonda
Note sparse dall’Est

Poi forse un giorno vi racconterò della mia Turchia (ovvero della Turchia secondo Gaetano). Per ora, mentre canta per la quarta volta il muezzin e io non so assolutamente se c’è pace nei cieli e sulla terra di Gaza, vi dico solo che sono appena tornato da Sumela, un posto bellissimo nei pressi di Trabzon, la storica città della Turchia Orientale che fino all’altroieri chiamavo anch’io Trebisonda.
Si percorrono una quarantina di minuti di autobus e un’oretta di cammino a piedi per raggiungere un monastero ortodosso arroccato su una montagna assolata in mezzo a vette piene di ghiaccio e neve; si arriva col fiatone a 1300 metri di altezza, inoltrandosi nella boscaglia lungo un sentiero sinuoso e scosceso e, improvvisamente, si scorge tra i rami questa costruzione imponente che sembra venire fuori direttamente dalla pietra della montagna; e ti chiedi come fecero a costruirla là sopra, inerpicata sulla roccia, più di 1600 anni fa, alla fine del IV secolo dopo Cristo. Un miracolo umano in mezzo a una una natura miracolosa assai.
Purtroppo, è possibile visitare solo una piccola parte delle secolari stratificazioni che costituiscono l’edificio. Appena si entra, si assiste allo spettacolo architettonico di un insieme di costruzioni che dall’alto fanno un classico Presepe Effekt e da vicino rivelano meravigliosi affreschi e decine di finestre con scorci mozzafiato che inquadrano il cielo e la fitta vegetazione della montagna. C’è da restare incantati. E ti pare di perdere la trebisonda, grazie a dio. Non importa che sei e resti agnostico. Perché è sicuro che, come canta il muezzin: Lā ilāh illā Allāh, e come dico io, se c’è, se v’è, se ci fosse, non v’è dio se non Iddio. Insomma, se proprio vogliamo onorarlo, meglio su queste montagne che sui campi di battaglia.

Hayya ‘alā l-falāh (questa si ripete due volte e vuol dire: Orsù, alla salvezza.)

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