porche attese, poche muse, parche spese

Io credo che sia tra i bianchi che tra i neri
ci siano tanti stalloni senza personalità,
cerca nel mucchio il tuo compagno
scartando quelli più seri e più veri;
loro di certo si intonano al tuo bagno
ed allo stile onorato di questa società
che tu perpetui e io riempio di improperi.

No, basta, che brutti versi! E che palle la poesia! Vorrei cambiare mestiere. Vorrei andarmene in un posto in cui a nessuno sia dato immaginare che scrivo versi, che ho pubblicato libri, che ho vinto premi letterari e convinto la critica più criptica e i soloni più ritrosi e restii. Che palle la poesia! Vorrei non sapessero nulla di me, vorrei arrivare in un villaggio sconosciuto e vorrei che lì, da dietro le tendine delle finestre, tirassero a indovinare il mio mestiere e mi prendessero per un idraulico, un ballerino di salsa o un fantino (che ci ho pure il fisico esile e le gambe arcuate). Che palle, che palle la poesia, e come sarebbe bello se nessuno sapesse che mi guadagno da vivere scrivendo libri e diffondendo in giro articoli e recensioni che imbellettano, esaltano e stroncano i versi altrui (i quali, sia detto per inciso, peggiorano di giorno in giorno e di ora in ora, come capita ad ogni piè sospinto anche a me e a tutto il mondo intorno; ma questo neanche lo posso gridare ai quattro venti, perché far sapere in giro certe ovvie verità non è funzionale alla vendita dei libri e dei giornali e potrebbe fare tanto male al mercato della versificazione nazionale, che già di per sé non è che se la passi tanto per la quale)! Uffa, che palle la poesia, e che freddo spira tra verso e verso. Che palle e che fottutissima rabbia quando vai a letto con qualcuna e lei il giorno dopo vuole che tu lo metta in rima; e insiste come una squillo che ti presenta la sua parcella dopo essersi fatta il suo rapido bidet.

Annunci