Una citazione da Facebook
(quando il private blog imita il social net)

Gaetano torna dalle ‘Pulle‘ di Emma Dante al Mercadante, un’operetta amorale bella bella; abbagliante, emozionante, intensa e divertente.



[col senno di poi e coi righi in più che il blog ti dà
Gaetano aggiunge che la compagnia cantante, danzante e recitante interpreta magistralmente la scrittura scenica lacerante e sapiente di Emma Dante; lo spettacolo è puntellato da trovate esilaranti e/o toccanti et, come in tutto il teatro grande, si vede Shakespeare in filigrana e il senso del ritmo non abbandona nemmeno per un momento la messa in scena e l’evento. Qui, come in un circo, come nel grande Teatro d’Arte di Mosca, come in un musical, l’attore deve sapere fare tutto, deve avere un perfetto dominio del suo corpo e dei suoi mezzi espressivi e dimostrare d’essere capace di fare acrobazie senza rete (veramente bravi bravi tutti, ma a me hanno particolarmente convinto la fata cantante Elena Borgogni, Antonio Puccia nella parte di una Moira che mi ricordava Mister Bean, la fata danzante Clio Gaudenzi e Stellina-AntonioTatangelo, al secolo Carmine Maringola, che, oltre ad aver collaborato alle scene, ha saputo far ridere e commuovere come i grandi comici-tragici da Falstaff in giù). Epperò (aspe’, mo’ veneno ‘e difetti), le canzoni non sempre sono all’altezza del testo e del contesto e, come spesso accade a teatro, si economizza troppo sugli arrangiamenti musicali (oppure bisognerebbe imparare a sfruttare la capacità evocativa della musica come si fa con lo scenario: fare della ‘povertà’ un pregio, invece di usare ingombranti tastiere da vorrei(avere un’orchestra)-ma-non-posso; ‘nsomma io credo che bisognerebbe limitarsi all’uso di uno o due strumenti acustici che sappiano far risuonare le corde del pubblico, invece di essere presi da un horror vacui che ti fa riempire di note elettroniche quasi tutti gli spazi acustici (questo, soprattutto, quando la musica accompagna il canto). In questo modo si lascerebbe all’ascoltatore il compito di ‘fare il resto’ nelle sua propria testa, proprio come si fa con lo spazio scenico dove quattro sedie fanno una stanza, una macchinina telecomandata trasforma il palco in una strada e una croce diventa una chiesa. Vabbe’, mi spiego meglio un’altra volta, ché queste sono solo notarelle del giorno dopo; cose che avrei voluto dire tra le 11 e mezzanotte, quando i compagni di poltrona vanno a ballare il tango.)]


Annunci