sono di nuovo anarchico come quando avevo 15 o 16 anni e come allora mi sta bene qualunque regola, purché spiegata e condivisa da chi la esercita e da chi la subisce, come in una partita a carte giocata liberamente e senza costrizioni nella piazza del paese o sul tavolino dell’ultimo bar del porto con accanto due noci, pochi pensieri e una brocca di primitivo di quello buono, e quando si fa sera portatemi un pezzo di pane nero, un pugno di olive di gaeta e un quarto di porto baixo corgo invecchiato al punto giusto; ecco sì, ora sì, non potrebbe andar meglio di così e in questo momento non sento nemmeno più rancore verso chi ci toglie l’orizzonte e la speranza di un mondo diverso da questo, tanto, finché sono qui di fronte al mare con pochi amici e quest’odore di salsedine che ti parla di mondi lontani e piagge incontaminate, non esistono catene, legami, legacci o catenacci che ti possano stringere le caviglie e costringere i polsi; tanto, finché sono qui di fronte al mare col vento in faccia e i tuoi capelli al vento, non ci potranno essere bardature o bavagli che ti chiudono la bocca e imbrigliano i pensieri; tanto, seppure ti legassero mani e piedi e ti tagliassero a pezzetti, non potrebbero mai tenere a freno la folla di immagini e idee che non la smettono di ruotarti dentro neanche ora che cerchi di fermarne una per vedere dove vuole andare a parare; ma le idee e le immagini sono così, quelle non si fermano davanti a niente e nessuno e continuano a volteggiare, avvolgersi e fluire come se niente fosse, insieme con tutti questi refoli, reflui e rivoli di pensieri piuttosto in-voluti anziché no

(anzi, che noia)


 

il titolo di codesto post, aggiunto una settimana dopo la sua pubblicazione, si deve a un’idea di e.l.e.n.a. espressa in un commento al post medesimo