Silence is not sexy at all

Mi sono rassegnato, lascio parlare questo stronzo che spara raffiche di cazzate su una musica che ha il ritmo cadenzato e quadrato di un pistone in un motore a scoppio. Lo lascio parlare. Ho girato a lungo l’asse delle frequenze di senso in senso, avanti e indietro, ho girato a lungo lungo l’asse delle frequenze, ma non suona nulla di buono, da questa stupida radio.
Se solo sapessi sostenere tutto il silenzio che mi cinge d’assedio; se riuscissi a lasciar star zitte le mie orecchie senza cercare altri suoni da ingoiare, altra musica e altre parole da sovrapporre al groviglio dei miei pensieri, altre inutili distrazioni per coprirne il ronzio. Ma non ci riesco, non posso, e me ne resto qui a sentire per non morire, immerso nel deserto di parole che mi ristagnano dentro e invadano il mio sentire / non sentire.
Perché, forse, ancor più del ronzio dei pensieri, ho paura del silenzio che mi governa, mi domina e devasta ogni antro della mia coscienza. Perché è di sicuro più facile sostenere certe notti senza fondo che il mutismo assoluto che ci portiamo dentro nei giorni lunghi dell’inappetenza. E’ più facile sentire questo finto silenzio in cui soffiano spifferi di vento e passaggi di motori in incessante movimento; è più facile sentire questa assenza di parole piena di suoni a bassa frequenza che il groviglio inafferrabile che ti porti dentro, quella sensazione di non avere niente da dire e non sapere neanche dirlo. E’ più facile sopportare il silenzio in cui viviamo immersi e che regna fuori di noi che questo silenzio pieno di parole che non sai mettere insieme perché dal loro ordine esca fuori un senso, un senso qualsiasi che ci illumini del suo nulla.

 

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