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La favola della signora cambiata

Ma niente è vero,
e vero può essere tutto;
basta crederlo per un momento,
e poi non più, e poi di nuovo,
e poi sempre, o per sempre mai più
.

eLlePpì

La signora, che è una signora di mezz’età che le amiche definiscono ‘ancora piacente’, si alza un mattino e pensa la stessa cosa che aveva pensato il giorno precedente e tutta la notte prima di prendere faticosamente sonno: vuole rimettersi in forma. Vuole rimettersi in forma ad ogni costo, la signora, e in realtà non è mica solo da ieri che pensa ossessivamente che vuole rimettersi in forma. In realtà, sono almeno venti anni che pensa la medesima cosa, la nostra signora, ma stamattina pare presa da una determinazione nuova, perché, d’improvviso, le è balenata in mente una domanda che non si era mai posta prima d’ora. Tutto d’un tratto, si chiede la signora stamattina: “Va bene che voglio rimettermi in forma, ma, vivaddio, in quale forma voglio rimettermi?”
Assorbita da questo dubbio, corre a prendere l’album delle foto di quando era ragazza, la signora. Le sfoglia a una a una, ne mette da parte una decina, le sparge sul tavolo, butta qualcuna a terra, ne strappa un paio; ma non trova nessuna che la soddisfi, quella signora di mezz’età che le amiche definiscono ‘ancora piacente’, ma che è presa da una voglia matta e disperata di rimettersi in una forma che ancora non sa. Qui ha le cosce troppo magre, lì la bocca troppo piccola, in quella dei capelli orrendi, in questa si comincia a vedere la pancia e in quest’altra, mioddio, si nota che ha sempre avuto il naso troppo lungo e il collo troppo corto, il collo troppo corto e il naso troppo lungo, il naso troppo lungo e il collo troppo corto…
Cade in una profonda disperazione, la signora. Butta via le foto. Si accartoccerebbe tutta e butterebbe anche se stessa nel cestino, se potesse. Batte i pugni sul tavolo e trema tutta la casa. Nel tremito, cade dalla credenza una cornice di vetro che si frantuma in mille pezzi. E tra i cocci si intravede una foto di tanti anni fa. C’è tutta la famiglia. Erano al mare ed era il compleanno della nonna. Il papà era un uomo severo. Si vede anche dalla maniera di annodare la cravatta. Lei è accovacciata per terra e gioca col gatto. Dio, come era carina! I boccoli le cadevano sugli occhi grandi e neri. Il nasino, perfetto. Un sorriso accattivante e spensierato. Due cosce ben tornite e nemmeno un filo di pancia.
Senza più esitazione, la signora decide che è quella la forma in cui vuole rimettersi.
Porta la foto del mare dallo scultore più famoso del paese. Si fa creare un calco; praticamente un sarcofago a forma di signora di mezza età quando era ancora bambina e aveva boccoli che le cadevano sugli occhi grandi e neri; un nasino perfetto; un sorriso accattivante e spensierato; due cosce ben tornite e nemmeno un filo di pancia.
Appena lo scultore più famoso del paese le consegna il sarcofago, lei lo affida alle mani sapienti del chirurgo plastico più famoso del continente. Gli chiede di tagliarle tutto il corpo così, in modo da potersi rimettere in quella forma scolpita a immagine e somiglianza di quando era bambina e carina.
Il chirurgo non se lo fa dire due volte e la fa a pezzi così e così, poi la mette nel sarcofago e lei resta placida e beata in quella forma bella di quando era carina e bambina.

E tutti vissero felici e contenti, anche il chirurgo plastico e lo scultore più famoso del paese lived happily ever after, dal momento che furono ben ripagati per il loro lavoro e, dunque, colorín colorado, esta historia se ha acabado e spero che anche voi viviate felices comiendo perdices come tanti anni fa.
 

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