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Un annaffiatoio vuoto

Incapace di vivere la mia vita, mi affacciavo al balcone fingendo di dare acqua ai fiori per spiare la vita sua da dietro quei vetri spudoratamente privi di tende, eppure lindi e pinti, anche se nessuna donna li aveva lavati mai; perché le donne a casa sua andavano per fare altro, non certo per lucidare vetri e spolverargli i libri, che erano tanti, e avresti detto che li avesse letti tutti dal tempo che lo vedevi seduto a leggere e sottolineare, perché questo faceva, quando era in casa e non se ne stava con una di quelle là, sprofondato sul sofà, dietro il tavolo, pure quello pieno di libri, che erigevano una barriera che velava le schifezze che facevano là dietro, coi corpi aggrovigliati, le mani tra le cosce, le lingue intrecciate e il suo sesso ciondolante che poi si induriva tra i denti di una di loro fino a che, ancora tutto umido di saliva, se la inculava e io lo vedevo che si sollevava da dietro la pila di libri, col collo fermo e le braccia tese, mentre dava colpi forti e decisi che mi facevano fremere tutta, e l’acqua continuava a scorrere dal vaso e si svuotava l’annaffiatoio, mentre io cominciavo a sussultare dalle cosce alla schiena pensando di esserci io su quel divano giallo, accovacciata come una cagna, e lui addosso a comandarmi come un soldato governa la sua giumenta, come il domatore accascia la sua cavalla e poi la alliscia; e avrei lasciato anche che mi frustasse a sangue, in un momento così. Per questo mi offrii di spolverargli i libri e lavargli i vetri, ma lui disse che preferiva badare da solo a se stesso e con le donne fare solo sesso. Questo disse, come se niente fosse, e io scappai via e tornai a rinchiudermi nell’incapacità di vivere la mia vita e coltivare fiori e amori.

Ora sono ancora qui, svuotata e con lo sguardo inchiodato alla sua finestra, aspettando che lui accenda la luce e sognando che mi saluti con un cenno del suo cazzo teso in un gesto osceno che mi inviti a saltare dal mio balcone alla sua finestra, dalla mia vuotezza al solo pieno che mi saprebbe riempire, e non fa nulla se mentre facciamo all’amore si appassiranno i fiori e resteranno vuoti tutti gli annaffiatoi.

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