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La rivoluzione, impegnata altrove, neanche oggi si trova a passare da queste parti
 
Una collega spagnola, sconcertata di fronte alla tenuta di don B. contro ogni logica democratica, mi chiede come si senta “un italiano normale” di fronte a una situazione che sembra così incredibile e incomprensibile ai suoi occhi e agli occhi di tre o quattro quarti di mondo extra-italiano. Non so che dire, rispondo che ci sono giorni in cui non mi sento “italiano” e giorni in cui non mi sento “normale”.
Poi ci ripenso, provo a parlare di plutocrazia e influenza dei media, di psicologia di massa e gattopardismo; ma le parole mi si bloccano in gola e provo solo vergogna, una vergogna che o ti spinge in piazza o ti lascia chiuso a quattro mandate nella tua torre d’avorio, nel più assoluto silenzio.
 
Un’altra strada è scrivere qui e darsi pacche virtuali sulle spalle convincendo chi è già convinto.



Eppure, io non dispero: se sono finiti i faraoni, i cesari, i satrapi, i napoleoni, gli zar, gli al capone, gli hitler, i mubarak e i ben ali, prima o poi sarà la volta pure di questo cosetto qua che impera, manovra e fa il gradasso dal sud di Lampedusa al nord di Chivasso. E che casso!


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