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Dubito ergo sum. Forse.
 
Il mio amico immaginario non esiste. L’ho appena saputo. Me lo ha detto lui stesso sorridendo tra i peli della sua barba bianca. 
Io, però, non so se mi posso fidare. Ci conosciamo da una vita, io e il mio amico immaginario, ma non capisco mai quando fa sul serio e quando scherza. Lui, il mio vecchio amico, è dotato di una tremenda ironia e si diverte a prendermi in giro e farmi arrovellare il cervello. A volte mi dice che non esisto nemmeno io e io, mentre me lo dice, mi chiedo a chi lo stia dicendo e chi sia la persona che si chiede a chi lo sta dicendo… 

Quando ero molto piccolo e solitario, il mio amico immaginario mi raccontò che i miei genitori sono un’invenzione di Babbo Natale e che una Vergine ha partorito il figlio di Dio, che è padre di tutte le cose, visibili e invisibili. Dunque, anche lui, quel farabutto del mio amico, sarebbe figlio di questo Dio padre che è anche il padre mio e tuo, di te che leggi le sciocche righe che vanno riempiendo questo schermo bianco. Insomma, sarà per questo che ci dicono che siamo tutti fratelli e sorelle e io scopro parenti dappertutto. Ma questo non è un problema, se non ti spaventa troppo la moltiplicazione esponenziale degli incesti. Il problema è che, se mio padre è veramente un’invenzione di Babbo Natale e questo madonna di Dio è pure il padre mio, allora Dio l’ha inventato Babbo Natale.
Non ci capisco niente.
Il mio amico immaginario non esiste, ma mi confonde le idee.
 
Da qualche giorno sospetto che Dio, il mio amico immaginario e Babbo Natale siano la stessa persona. Stessa fluente barba bianca e propensione ad essere dappertutto senza farsi vedere. E mentre ci penso, mi accarezzo la barba. Bianca. Candida come te.

 

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