Lui la strattonò; il bicchiere le volò via dalla mano, le pareti cominciarono a trasudare il rosso del vino; la donna gridò e corse nell’altra stanza sbattendo forte la porta. Dall’altro lato del muro, gonfia di rabbia e delusione, prese ad imprecare e maledirlo, mentre ancora tremavano gli stipiti.
L’uomo si lasciò cadere in ginocchio tra i vetri rotti. Non c’era più niente da aggiustare nella loro vita. Avevano sbagliato tutto. Era distrutto, esausto, disperato. E lei continuava a sbraitare, a inveire contro di lui, contro la loro casa, contro il suo paese. Se solo se ne fosse rimasta nella sua terra, a casa coi suoi…
Gridava, gridava come un’ossessa mescolando lingue e dialetti. Se continuava così, da un momento all’altro sarebbe scoppiata. Ma lui, adesso, non riusciva nemmeno ad avere pena per lei. Tante volte l’aveva calmata prendendola tra le braccia. Ma adesso no. Adesso la sentiva sempre più estranea ed ostile ed era arrivato al punto in cui tutto sembra inutile o sbagliato, anche la pena.
D’un tratto afferrò da terra un pezzo di vetro e cominciò a passarselo piano sulle vene del polso, sempre nella stessa direzione. La pelle cominciò ad arrossarsi e lui a incidere sempre più forte.

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Nel finale, lei lo abbraccia da dietro, gli sussurra qualcosa nell’orecchio e cominciano a baciarsi. Ma non vivranno né felici né contenti. Andrà sempre così, tra pezzi di vetro rotti, strattoni violenti, calci, pugni e piccoli aggiustamenti. Come nelle solite favole.

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E oggi è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

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