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Il poster di Stefania spernacchiante

un pernacchio solenne e salivoso
a tutti i politici, a tutti gli economisti di niente
e a tutti i detentori di capitali piccoli, smisurati o ingenti,
che hanno basato sulla finanza questo fottutissimo sistema
di libere volpi in liberi pollai, che strozzano
popoli, galli, pulcini, galline, genie, genti e gente
in nome di monete sonanti, banconote sante e assegni assenti:
soldi che producono soldi che producono soldi e debiti pubblici e privati
destinati a gravare ininterrottamente
sulle spalle della gente povera
e della povera gente
ignara di tutto
ed edotta di niente
(il denaro è uno strumento;
uno strumento che produce uno strumento
è come il replicante della fantascienza
più tetra, trita e indecente
che si impossessa del mondo
e si ribella all’umano che l’ha messo al mondo
allo stesso modo in cui
un incosciente mette al mondo un incosciente
e poi si trova con le pezze al culo
e senza più niente di niente)

un pernacchio solenne e fragoroso assai
per tutti quelli che sono disposti a tutto
pur di occupare sedili liberi sull’autobus,
poltrone al cinema o al parlamento
e troni in vecchie monarchie
assolute o costituzionali,
dimenticando che poi
saranno sempre e comunque
seduti sul loro s/porco culo
(e qualche volta
si siedono anche
su un culo rotto
che s’arrossa
e fa ancora male)

un pernacchio sonoro, fragoroso,
solenne e struggente
a tutti quelli che imitano
coloro i quali sono disposti a tutto
pur di occupare sedili, poltrone e troni,
ma s’accontentano
di un piccolo posto di pseudo-lavoro
in cui si fa poco o niente
(e quasi sempre,
mentre che fanno niente,
si lagnano
e dolgono
del loro rotto culo
che fa ancora male e male
d’un male che non si può più rimediare,
a quanto pare)

un pernacchio solenne,
solenne, salivoso
e struggente,
a tutti costoro e coloro
che blaterano e predicano
razzolando male
nel libero pollaio summenzionato
e sui culi sporchi e rotti
di cui s’è già detto troppo
facendo poco o niente
come il resto dell’italiota gente

 

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