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la mia creatività
(mi si perdoni
la supponenza)
giace affossata
sotto chili e litri
di cacche e pappine

e la mia voce tace
per paura che la bimba
si possa svegliare;

eppure qui ci sarebbe
da urlare, spaccare
e ricostruire
per farle trovare
un mondo migliore.

(dovrei risciacquarmi
nelle acque
del brahmaputra
o del gange,
ma la bimba piange.

dovrei buttarmi
nella strada,
ma poi, a lei,
chi ci bada?

dovrei scendere
in piazza
e urlare,
spaccare
e ricostruire
per farle trovare
un mondo migliore!

ma resto a guardare
passare le ore
e ad ogni sorriso
che ci illumina il viso
mi sento in fondo felice
di non essere altrove.)

(ed ora scusami
se chiudo in fretta
quest’altra parentesi
per prenderla
tra le braccia
ed intonare un canto
che volesse il cielo
potesse
al tempo stesso
cullare lei
e risvegliare
la mia alma dormida
in questo generale
sueño de la razón
e dell’intelligenza
umana, umana,
troppo umana.)

 

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